Tutto comincia nel 1844 quando Henry Lehman, figlio di un mercante di bestiame, si trasferisce dalla Baviera agli Stati Uniti e apre un negozio di prodotti tessili chiamato “H.Lehman”. Questo piccolo negozio cambia nome nel 1850 in seguito all’arrivo dei due fratelli Emanuel e Mayer, momento in cui diventa una piccola società chiamata “Lehman Brothers”.
I tre fratelli cominciano ad accettare pagamenti in cotone in cambio della merce e nasce così una seconda attività commerciale che cresce di anno in anno fino a diventare l’occupazione principale dei fratelli Lehman. La prima succursale viene aperta a Manhattan, dove nel 1870 contribuisce alla nascita della Borsa del cotone, poi partecipa al mercato delle obbligazioni ferroviarie ed entra nel mercato della consulenza finanziaria.
Il passaggio effettivo della società dalla contrattazione delle materie prime a casa di emissione di titoli si ha solo nel 1906. La società resiste alla crisi finanziaria della grande depressione del ’29 focalizzandosi sull'attività di Venture Capital nell’attesa di una ripresa del mercato azionario.
Nel 1969 muore Robert Lehman, ultimo della stirpe a guidare la società di famiglia. La sua morte lascia un posto vacante nella società, che insieme a una difficile situazione economica, conduce a un brutto periodo. Nel 1973 viene chiamato a capo della Lehman Brothers Peter G. Peterson, con l’intento di garantirne la salvezza.
Si susseguono negli anni molti amministratori delegati che portano la società a scelte a volte giuste e redditizie e a volte quasi catastrofiche, fino a portarla ai giorni nostri. L’11 settembre 2001 la Lehman occupa tre piani della torre nord del World Trade Center in cui perde la vita un dipendente. Il suo quartier generale globale, nel Three World Financial Center, viene pesantemente danneggiato e reso inagibile dai detriti caduti, lasciando così senza lavoro oltre 6.500 dipendenti. La banca però recupera velocemente e ricostruisce tenacemente la sua presenza.
Nell'agosto 2007 la società chiude la divisione dedicata ai prestiti subprime eliminando 1.200 posti di lavoro in 23 sedi e registrando una perdita dopo le imposte di 25 milioni di dollari. In seguito a ciò la Lehman dichiara che le scadenti condizioni del mercato nel settore mutui ha reso necessaria una sostanziale riduzione delle risorse.
Nel 2008 la Lehman Brothers affronta una perdita senza precedenti per la persistente crisi dei mutui subprime e vaste perdite si accumulano per tutto l’anno sui titoli garantiti da mutui a basso rating. La crisi vera culmina il 9 settembre 2008 quando le azioni affondano del 44,95%.
Il 15 settembre 2008 la società annuncia l'intenzione di avvalersi del Charter 11, la procedura di "fallimento pilotato" prevista dalla legge americana, annunciando debiti bancari per 613 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per 155 miliardi e attività per un valore di 639 miliardi. Si tratta della più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti.
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