L’attuale crisi è dettata dall’accresciuta complessità del sistema finanziario globale e dalla persistente debolezza della struttura imprenditoriale italiana: eccessiva prevalenza di Piccole Medie Imprese (PMI) con difficoltà a investire in ricerca, a sfruttare elevate competenze manageriali temporanee (‘chirurgiche’) e a creare solide relazioni di ‘Co-opetition’ (Cooperation and Competition) con altre PMI.
Domina in Italia un ‘capitalismo familistico’ dove predomina il ‘controllo’ sullo sviluppo manageriale delle risorse umane e sullo sviluppo tecnico-scientifico.
In tale contesto sta arrivando le due, molto interconnesse, ‘ondate’ di:
a) svalutazione immobiliare, come già accaduto negli anni ’80 nei mercati già maturi di USA, UK e Francia (crollo dal 30 al 50% in 8-10 mesi!!). La conseguenza è la svalutazione anche delle proprietà immobiliari date in garanzia alle banche per investimenti, necessità di liquidità, ecc.
b) prosciugamento della liquidità. Le banche s’imprestano danaro tra loro stessi a tassi crescenti (i tassi interbancari sono oggigiorno ai loro massimi!), proprio a misurare il grado di reciproca ‘sfiducia’! Il dictat interno delle banche è di “fare cassa!” ritirando o chiudendo fidi, prestiti, mutui al primo accenno di ‘scricchiolio’.
Le PMI non hanno riserve e garanzie sufficienti a reggere l’urto di tali ‘ondate’ per le quali soffrono anche ‘transatlantici’ di ben più significativa stazza (vedi, tra le tante, la crisi UBS!).
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