lunedì 1 settembre 2008

Ultimamente tutti parlano di Web 2.0, in ufficio, sul tram, persino tuo figlio, ma il tuo orgoglio non ti permette di domandare: “Che cos’è?”.

Così da mesi ormai continui ad annuire, sperando che nessuno si accorga che non ci stai capendo niente.

Questo articolo fa per te e, tranquillo, nessuno saprà mai che l’hai letto.

Iniziamo collocando la sfera di azione del Web 2.0: riguarda l’insieme di tutti i mezzi e gli strumenti che condividono la medesima infrastruttura tecnologica che sta alla base di Internet, inclusi telefonia mobile, radio e tv digitale.

E ora andiamo al cuore della questione: è la facilità e la praticità con la quale ognuno di noi può ritagliarsi uno spazio nella Rete per dire ciò che pensa, scambiare informazioni, in totale libertà e in tempo reale. Se, ad esempio, la signora Bergþóra Ragnarsdóttir, di nazionalità islandese, facesse una foto dal proprio cellulare, in pochi istanti questa potrebbe essere mandata in rete, tra le foto di paesaggi del suo blog, dove potrebbe essere vista dal piccolo giapponese Tokugawa Nobunaga, che sta facendo una ricerca scolastica sull'Islanda. Il bimbo la vedrebbe, scriverebbe un breve commento nel suo inglese stentato, ringrazierebbe e il giorno dopo si guadagnerebbe una bella A in Scienze.

Magari tutto questo non accadrà mai, ma il bello è che potrebbe succedere.

Fino a qualche tempo fa Internet era un insieme di siti statici, i cui contenuti erano fruiti passivamente dagli utenti. Con il Web 2.0 è tutto diverso: si può vedere, prendere, modificare, commentare e far girare una foto, un video, un testo scientifico, un aforisma o una notizia in pochi istanti. Un'idea può diventare famosa in poche ore e chiunque può dire cosa ne pensa. Persone si incontrano e discutono di lavoro o di hockey su ghiaccio o guardano i reciproci “filmini” delle vacanze.

E nessuno ha rubato nulla a nessuno, perché le informazioni che entrano nella Rete, con la rivoluzione targata 2.0, assumono un’identità propria, diventando in tal modo di tutti.

Informazioni e dati, dunque, che, una volta entrati nel circuito multimediale della rete, diventano subito fruibili e rielaborabili da qualsiasi utente e attraverso diverse tipologie di media.

Gli utenti diventano degli autori, non sono più solamente spettatori passivi di dati: prendono da altri e integrano, modificano, tutto in assoluta libertà, e altri faranno lo stesso con ciò che questi hanno rielaborato.

Mezzi e strumenti , insomma, che si evolvono per permettere la condivisione, l’interazione sociale, la collaborazione e lo scambio di idee tra esseri umani. Decisamente niente male.
Tante le applicazioni concrete del Web 2.0: oltre ai blog, pensiamo ai wiki o ai social network, luoghi di incontro e di scambio, momenti di conoscenza tra utenti che si uniscono in community, perché hanno qualcosa, ma a volte anche nulla, in comune.

That’s all folks!

Adesso ne sai qualcosa in più: la prossima volta che si parlerà dell’argomento potrai addirittura abbozzare un mezzo commento, invece di nasconderti dietro alle pagine del tuo quotidiano.

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