Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo: questa volta non si tratta di uno storico accordo commerciale ma dell’impegno dei tre colossi del web a favore della libertà d’espressione e dei diritti umani.
Dopo le numerose notizie apparse sull’accordo saltato tra Microsoft e Yahoo e sulla partnership tra Google e Yahoo, non ancora delineata a causa delle forti polemiche sul pericolo di monopolio, finalmente un accordo è stato stretto a fin di bene.
Proprio ieri, infatti, Google, Microsoft e Yahoo hanno annunciato il raggiungimento di un'intesa sui principi da adottare nei casi in cui si debbano stringere affari con nazioni che limitano la libertà di espressione.
La notizia è stata riportata dal Wall Street Journal: l’iniziativa si chiama Global Network Initiative e comprenderà un manuale di comportamento per gli intermediari, un codice di condotta per gli operatori della rete che hanno allungato i loro tentacoli nei paesi sorretti da autorità che insidiano i diritti civili dei cittadini della rete.
L’accordo, come si può facilmente immaginare, non è frutto dell’infinita bontà dei tre grandi ma è la conseguenza diretta delle numerose critiche sorte in seguito a comportamenti poco corretti. Secondo queste critiche, infatti, le compagnie avrebbero contribuito alla censura in molti dei paesi presi in considerazione.
Non mancano gli episodi con cui i tre hanno concluso trattative con certi paesi sottostando alle richieste dei governi. Per citare un esempio, l'atteggiamento tenuto nei confronti delle autorità cinesi accomuna Microsoft, Google e Yahoo che purtroppo collaborano a vario livello con Pechino rendendo inaccessibili per gli utenti alcuni argomenti “caldi”. Gli accordi sono stati presi con le autorità pur di conservare la propria presenza sul mercato cinese.
Per Google le critiche sono rivolte principalmente alla versione "filtrata" del web che il motore propone sul mercato cinese mentre Yahoo e Microsoft hanno dovuto fare i conti con i dati personali di alcuni utenti considerati pericolosi per le idee sovversive portate in rete.
Alla redazione del documento hanno partecipato anche associazioni per i diritti umani come Human Rights First e il Committee to Protect Journalists, oltre ad organizzazioni non-profit come il Center for Democracy and Technology e Business for Social Responsibility.
Tutti noi ci auguriamo che l’accordo contro la censura ponga fine a questi atteggiamenti ambigui e alle continue violazioni dei diritti umani. L'implementazione dell'accordo sarà monitorata da esperti indipendenti.
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