giovedì 6 novembre 2008

Periodo nero per Google


I problemi per Google sembrano non finire mai.

Le ultime news provenienti dagli Stati Uniti parlano di un dietro front da parte di Google che non intende più portare avanti i negoziati con Yahoo riguardanti la partnership commerciale con quello che, un tempo, era il più importante portale statunitense.

Eppure sono mesi che tentava di convincere il Dipartimento di Giustizia che un'alleanza con Yahoo sarebbe stato un accordo commerciale negli interessi dei consumatori: Google ha giocato tutte le sue carte e ci ha provato in tutti i modi, per poi cambiare idea!

David Drummond, attraverso un post sul blog ufficiale dell'azienda ha dichiarato: "dopo quattro mesi di valutazioni, incluse discussioni di possibili cambiamenti all'accordo, ormai è chiaro che il braccio regolamentare del Governo e alcuni inserzionisti continuano ad essere preoccupati per questa intesa. Spingersi avanti ancora rischiava non solo di tradursi in una lunga battaglia legale ma anche di danneggiare i nostri rapporti con partner importanti. Questo non sarebbe stato negli interessi di lungo periodo di Google né dei nostri utenti, e così abbiamo deciso di porre fine all'accordo".

Come se non bastasse, nelle scorse ore è giunta la conferma che quattro dirigenti di Google saranno processati a partire dal prossimo 3 febbraio per diffamazione e violazione delle tutele sulla privacy. Il motivo è il clamoroso caso che risale al 2006, quando fu pubblicata su Google Video una clip di un episodio di bullismo ai danni di un ragazzo down, in difesa del quale si è schierata l'associazione Vivi Down.

Il Pubblico Ministero incaricato del caso non lascia molti spazi di movimento. A suo dire, infatti, i responsabili di Google non hanno predisposto "il corretto trattamento dei dati personali come prescritto dal decreto legislativo 30 giugno 2003 numero 196 e più volte sollecitato dall'Autorità garante per la protezione dei dati personali".

Inoltre, non avrebbero fatto nulla a livello organizzativo per affrontare "la problematica relativa alla protezione dei dati personali che sarebbero stati trattati in relazione a Google Video, che invece veniva volutamente lanciato come servizio di libero accesso dopo un'attenta analisi del mercato italiano". Tutto per riuscire a "trarne profitto" con le inserzioni pubblicitarie.

Google si difende sostenendo che, essendo un fornitore di servizi web aperti al pubblico, ritiene responsabile colui che ha realizzato e poi pubblicato un contenuto perseguibile penalmente.

La legge italiana, però, non la pensa così e ritiene responsabile chi pubblica. Non considera inoltre plausibile che i quattro dirigenti non abbiano impedito la pubblicazione del video o, quantomeno, non ne abbiano impedito la permanenza on line per ben due mesi, da settembre a novembre 2006.

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