Il Test di Turing è un criterio per stabilire se una macchina può dirsi pensante: fu ideato più di cinquant'anni fa dal grande matematico Alan Turing e nacque dalla sua convinzione che, prima o poi, le macchine sarebbero state in grado di essere programmate per imitare qualunque pensiero umano esprimibile in un linguaggio.
Hugh Loebner diede l’avvio ad una gara, che continua tuttora, che consiste nel mettere alla prova il Test di Turing: ogni anno vengono messi in palio dei soldi e una medaglia d’oro per il migliore programma le cui risposte siano valutate indistinguibili rispetto a quelle di un essere umano.
Il Test di Turing è divenuto una specie di gara internazionale che annualmente vede coinvolti i maggiori produttori di robot a livello mondiale e consiste in un gioco a tre partecipanti noto come il gioco dell'imitazione.
Come funziona? Ci sono un uomo “A”, una donna “B”, e una terza persona “C”. Quest'ultimo è tenuto separato dagli altri due e tramite una serie di domande deve stabilire qual è l'uomo e qual è la donna. Dal canto loro anche A e B hanno dei compiti: A deve ingannare C e portarlo a fare un'identificazione errata, mentre B deve aiutarlo.
Se una delle macchine, ingannando almeno il trenta per cento dei suoi esaminatori, riesce a farsi passare per un essere umano, il suo creatore vince il Premio Loebner per l'Intelligenza Artificiale, di ben 100.000 dollari. L'impresa non è facile, finora nessun computer è riuscito a superare il test.
Nel corso dell'ultima edizione i concorrenti erano Elbot, Eugene Goostman, Brother Jerome, Alice, Jabberwacky e Ultra Hal. Come vogliono le regole del gioco, hanno tutti e sei tentato di farsi passare per esseri umani ma solo uno di loro, l’elaboratore chiamato Elbot, ha ottenuto un ottimo 25% di riuscita nel tentativo di convincere gli esseri umani, nel corso di una conversazione, di essere anche lui un umano e non una macchina.
Il Test di Turing è stato riformulato più volte durante gli anni. Le ragioni sono varie e passano dall'imprecisione della formulazione originale al sorgere di nuovi problemi relativi alla definizione di macchina intelligente.
A volte semplici programmi hanno costretto a riformulare i criteri del test perché inadeguati o troppo facilmente soddisfatti da programmi evidentemente non pensanti.
Il filosofo John Rogers Searle, ha proposto una modifica al test di Turing, che ha preso il nome di stanza cinese, sostenendo l'inattendibilità del test come prova sufficiente a dimostrare che una macchina o un qualsiasi sistema informatico siano sistemi dotati di vera intelligenza, sia che questi abbiano superato o meno tale test.
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