
I fornitori di accesso a internet hanno il compito di interagire tra loro affinché la Rete rimanga neutrale. La neutralità della rete non consiste nel chiedere l'accesso gratuito e nemmeno nell’affermare che qualcuno non dovrebbe poter pagare di più per una maggiore qualità del servizio. È sempre stato così, e sempre lo sarà.
Neutralità della rete significa invece che, a prescindere dal provider che scegliamo per connetterci, l'accesso ai contenuti è lo stesso per tutti: tutti sono collegati a tutti e nessun contenuto viene privilegiato.
Se la neutralità della rete venisse a mancare, inizierebbe un processo secondo il quale ognuno potrebbe scegliere un provider di accesso sulla base dei contenuti che fornisce. I provider, insomma, potrebbero fornire il servizio di connessione a Internet favorendo alcuni contenuti del web rispetto ad altri e si verrebbe a creare una rete basata su favoritismi e vantaggi per i fornitori di contenuti da parte degli Internet Service Provider (naturalmente in cambio di qualcosa).
La neutralità della rete è stata recentemente minacciata dai legislatori statunitensi che, spinti dalle richieste di grandi provider, stanno valutando l'introduzione di quella che viene chiamata Internet a 2 velocità, una riforma che riguarda le norme sulle telecomunicazioni
AT&T, il gigante mondiale delle telecomunicazioni, si è schierato a favore della riforma di abbattimento del criterio di neutralità mentre si oppongono non solo i creatori di Internet (Tim Berners e Vint Cerf) ma anche aziende come Microsoft, eBay e Amazon.
Anche Google sembrava opporsi alla fine della democrazia di Internet mentre le voci che si sentono in questi giorni fanno pensare al contrario. Secondo un articolo uscito recentemente sul Wall Street Journal, Google avrebbe l’intenzione di dar vita ad un progetto chiamato OpenEdge.
Secondo l'articolo, con questa strategia l'azienda di Mountain View vorrebbe stringere alleanze con i principali provider statunitensi, così da avere una sorta di "corsia preferenziale" per la fornitura dei propri servizi, che arriverebbero più velocemente sui pc degli utenti rispetto alla concorrenza.
Il clamore è stato enorme a livello mondiale, del resto tale riforma, seppur avvenga in America, per via della natura di Internet interessa tutto il globo. Google ha immediatamente cercato di chiarire la situazione definendo l’articolo “iperbolico e fuorviante”.
Si pensa che potrebbe esserci poco di vero nelle indiscrezioni del Wall Street Journal. A quanto pare Google è effettivamente in trattative con alcuni provider americani, ma solo per l'installazione di server che facciano da cache per migliorare i tempi di accesso ai servizi minimizzando il consumo di banda. Google, inoltre, non avrebbe l'esclusiva e nessuno impedirebbe ad altri soggetti di fare la stessa cosa.
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