
Un paio di mesi fa è trapelata una notizia che ha fatto rabbrividire tutti gli utilizzatori della Rete: la società Siae (Società Italiana Autori e Editori) ha infatti esternato l’intenzione di richiedere che, per legge, tutti i provider che forniscono a pagamento la linea Adsl veloce, paghino un contributo.
Questa tassa dovrebbe rappresentare una sorta di risarcimento da parte dei provider, un contributo capace di rifondere gli autori di musiche, canzoni, film ecc. per le violazioni perpetrate dai navigatori, un “equo” compenso imposto ai provider per rimediare alla criminalità audiovisiva.
Secondo la Siae, l'Adsl "consente a milioni di utenti di scaricare dal web, nella maggior parte dei casi evadendo il Diritto d'Autore, ogni tipo di contenuto creativo e culturale messo a disposizione gratuitamente da ben noti e numerosi peer to peer". La Siae affermava inoltre che utilizzare le connessioni Adsl per scaricare opere protette fosse, naturalmente, profondamente ingiusto e che, da questa attività commerciale, i provider traessero enormi vantaggi economici.
In pratica è come se chiunque avesse una linea Adsl venisse accusato di ledere i diritti d’autore ancora prima di farlo.
Contro questa proposta si è sollevato, neanche a dirlo, un polverone: Altroconsumo, Adiconsum, Assoprovider, Aiip, Assodigitale, Iab, Confindustria Servizi Innovativi e molti altri hanno mandato una lettera polemica al governo.
Anche i netizen hanno partecipato alla protesta sostenendo che fosse assurdo pagare per una potenziale azione criminosa e che, alla fine dei conti, questi soldi sarebbero stati chiesti agli abbonati da parte dei provider.
Oggi si torna a parlare della Siae in quanto sta girando in rete un documento reso noto da Altroconsumo: si tratta di una proposta di legge che sembrerebbe ideata dalla Siae anche se la Società Italiana degli Autori e degli Editori nega un suo coinvolgimento.
Una rapida occhiata alle Proprietà svela come proprio la Siae figuri sotto la voce “autore” e, inoltre, i riferimenti all'interno del testo sono inequivocabili. Scopo della proposta, peraltro espresso in maniera generica, è ridefinire la distribuzione dei contenuti digitali, ma il modo in cui questo dovrebbe avvenire si presta a varie interpretazioni, molte delle quali decisamente in contrasto con le libertà degli utenti.
Nel testo si legge la volontà di incentivare la creazione di piattaforme per mettere a disposizione in modo gratuito e legale i contenuti digitali di modo che i detentori del diritto d'autore vengano compensati tramite gli introiti derivanti dalla pubblicità e dagli sponsor.
Lascia molto perplessi il fatto che ciò che dovrebbe essere materia di pubblico dibattito venga invece trattato in gran segreto.
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