lunedì 29 settembre 2008
MUTUI ON LINE
Questo modo di ottenere risorse finanziarie offre molteplici vantaggi: primo fra tutti, molti istituti di credito finanziano la maggioranza del valore dell’immobile che si desidera acquistare (mutuo 100%). Inoltre questi prestiti personali offrono due soluzioni: il mutuo a tasso fisso e quello a tasso variabile.
Per alcuni istituti non sono previste penali in caso di estinzione anticipata.
Si tratta inoltre di mutui molto flessibili, in quanto consentono di scegliere la durata e l’ammontare delle rate mensili più adatti alle tue esigenze.
On line è possibile creare gratis il preventivo, ricevere una pre-approvazione e successivamente inviare i documenti necessari. Facile, comodo e veloce.
Per chi ha dubbi o vuole saperne di più, esiste dal 2006 una guida sui mutui per il cittadino: «Mutuo Informato», un vademecum che offre risposte per evitare passi falsi ed errori nella stipula di un mutuo ipotecario.
La guida, frutto del lavoro del Consiglio Nazionale del Notariato e delle Associazioni di Consumatori, è divisa in 13 capitoli e contiene indicazioni utili da non dimenticare quando si deve accendere un mutuo.
Con questa guida, finalmente, aumentano le garanzie e la trasparenza per i cittadini.
venerdì 26 settembre 2008
Addio Privacy!

Non si fa che parlare di privacy violata e di come risolvere il problema. Il problema però non fa che aumentare man mano che la tecnologia avanza.
Ultimamente si è presentato il problema delle telecamere posizionate per strada che registrano anche l’audio e quindi le conversazioni dei passanti. Il Garante per la Privacy, avvalendosi della collaborazione del Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza, intende verificare il rispetto delle regole relative ai sistemi di videosorveglianza e disegnare il quadro aggiornato sul loro attuale impiego, in ambito sia pubblico sia privato.
La situazione diventa poi molto fastidiosa se manca l'avviso del controllo stesso. Lo ha sottolineato Franco Pizzetti, presidente dell'Autorita' Garante per la privacy riferendosi al rapporto tra privacy dei cittadini ed uso della videosorveglianza, seppure a scopo di garanzia per la sicurezza. L'utilizzo di strumenti tecnologici per il controllo sui territori è uno degli aspetti centrali del pacchetto sicurezza e dei protocolli d'intesa tra Anci e Ministero.
Gli accertamenti del Garante mirano inoltre a far emergere eventuali aspetti non ancora specificamente disciplinati dalla normativa.
È in crescita costante il ricorso alle telecamere di controllo in aree aperte al pubblico e in aree private, così come l'utilizzo di tecnologie sofisticate e sistemi miniaturizzati. Sempre più frequente risulta la condivisione, soprattutto in ambito locale, di sistemi di videosorveglianza senza un’adeguata regolamentazione dei casi in cui le immagini raccolte possono essere utilizzate.
È in continuo aumento anche l'impiego di dispositivi camuffati che, non essendo immediatamente percepibili come le tradizionali telecamere, richiedono un'informativa agli utenti ben visibile e completa.
Lo stesso problema si presenta con l’uso dei cellulari: anche se non ce ne accorgiamo, il nostro cellulare è una spia che ci segue ovunque. Chiunque riesca ad avere accesso al nostro cellulare, potrebbe infatti sapere tutto su di noi. Oltre ad un furto di identità si può anche incorrere in perdite economiche: basti pensare ai servizi telefonici a pagamento che ci chiedono di digitare il numero di carta di credito.
E’ caldamente consigliato tenere memorizzate poche informazioni essenziali nella rubrica del nostro cellulare. Spesso annotiamo l’indirizzo di casa di tutti i nostri amici e parenti ma, nel caso in cui il nostro cellulare finisca in mani sbagliate, non solo si potrebbero conoscere informazioni sul nostro conto ma anche risalire ai nostri conoscenti.
Lo stesso consiglio di mantenere poche informazioni essenziali vale anche per l’agenda del cellulare: tutti i cellulari ormai ci permettono di memorizzare gli appuntamenti e le occasioni importanti.
E’ fortemente consigliato, per limitare i danni, l’uso del pin o di una password (in questo modo renderemo impossibile o più difficile la vita ad un ladro che vuole accedere alle nostre informazioni) e l’abitudine di cancellare tutte le informazioni nel caso in cui vendessimo o buttassimo il nostro cellulare: solitamente tutti i cellulari dispongono di una voce nelle opzioni per reimpostare le impostazioni di fabbrica!
giovedì 25 settembre 2008
Sei in crisi di liquidità?
I primi squilibri tra pagamenti dei clienti (cronicamente tardivi, a partire dallo Stato…) e disponibilità bancaria (fidi, garanzie, …) sono anche i primi segnali sia per l’imprenditore, sia per il ‘mercato’ e il sistema creditizio, che… qualcosa non funziona più.
L’innesco di un drammatico circolo vizioso è latente in questo caso, creando ulteriori difficoltà a ottenere pagamenti dai clienti (perché pagare uno che domani potrebbe non esserci più..?!) e a ottenere flessibilità creditizia dalle banche (tra “Basilea-2” e i loro ordini interni di “fare cassa!” e di “diffidare di tutti – altre banche comprese!”, i funzionari non hanno alcun incentivo a rischiare sulle PMI italiane…).
E’ quindi priorità assoluta degli imprenditori diventare umili e richiedere l’immediato intervento di ‘chirurghi’ specializzati in:
· riscossione crediti, senza arrivare ad azioni legali (lunghe e costose)
· riposizionamento bancario-creditizio, senza arrivare ad ipotecare anche l’ultimo investimento immobiliare ancora ‘libero’…
La valutazione scientifica sia delle reali possibilità e disponibilità dei clienti a pagare, sia delle reali opportunità di migliorare la propria immagine (‘rating’) presso le banche, non è una competenza sufficientemente presente in un imprenditore (eccellente invece nei suoi ambiti di conoscenza e di relazioni).
I linguaggi dei clienti e, soprattutto, delle banche è drasticamente cambiato in questi anni di sofferenza, e, per affrontare il difficile dialogo che l’attuale epocale crisi richiede, non bastano più le, pur valide e consolidate, simpatia, stima, amicizia, barzellette…
Occorrono ‘chirurghi’ competenti, con esperienza specifica per questi interventi, immediatamente disponibili con obiettivi di risultati in tempi certi.
Quanto mi costa salvare la mia impresa?
Il costo di un salvataggio e successivo rilancio non possono prescindere da tanti aspetti anche emotivi, affettivi e familiari troppo spesso determinanti nelle PMI italiane, prive di management e di contributi esterni più ‘asettici’. Il primo presupposto di un intervento efficace, tempestivo e, talvolta, rischioso, è (come avviene in campo chirurgico) una presenza competente e aggiornata che sia esterna all’azienda – certo più distaccata, ma anche più fredda e concentrata sull’obiettivo di salvataggio e rilancio.
Il costo vero, quindi, è sia psicologico (ossia, accettare ‘un terzo’ che si occupi e si preoccupi della propria ‘creatura’) , sia economico (ossia, accettare un costo aggiuntivo, limitato nel tempo e in qualche misura legata agli obiettivi).
Sul primo costo, è l’imprenditore-creatore dell’impresa in crisi che dovrà mettersi una mano sulla coscienza (e anche sull’orgoglio…).
Sul secondo costo l’imprenditore dovrà ragionare sul ‘valore’ in gioco, ossia il valore necessario alla sua impresa per essere salvata e rilanciata. Tra interventi di ristrutturazione del debito, di ‘temporary management’ e di private equity, il costo può oscillare, in funzione della criticità della situazione, tra il 2 e l’8 percento, a puro titolo indicativo e non propositivo o vincolante.
Come salvare la tua impresa?
L’imprenditore è facilmente attanagliato da tale dilemma nel quale aspetti anche emotivi e affettivi rendono arduo risolvere la complessa ‘Algebra dei Valori’ tra costi, benefici, rischi, opportunità, duro lavoro dedicato, futuro proprio e dei propri parenti spesso coinvolti.
Ma occorre anche saper dare un taglio netto a tale potenzialmente disastroso circolo vizioso, rimuovendo emotività e affetti: occorre un ‘chirurgo’ esterno all’impresa e alla famiglia, un competente con esperienza e con un approccio molto operativo.
La recente riforma della disciplina dei fallimenti si semplifica, facilita e incoraggia la salvaguardia di determinati rami aziendali, amputandone altri.
Per sfruttare al meglio tali opportunità, sono necessarie specifiche competenze ed esperienze tecniche, nonché quella freddezza operativa che è quasi disumana richiedere al creatore di un’impresa oggi in serie difficoltà.
Hai problemi con le banche?
La liquidità necessaria per coprire esigenze commerciali, fiscali, retributive e le tante inevitabili ‘sorprese’ di un sistema economico-finanziario sempre più complesso, è superiore a quella necessaria soltanto 10 anni fa.
A peggiorare la situazione è l’interlocutore-Banca, essendo il sistema bancario mondiale in grave ‘stato d’ansia’ a causa dell’ultima delle cicliche ossessioni finanziarie: la bolla immobiliare!
Le perdite colossali di banche e istituzioni finanziarie americane, inglesi, svizzere (persino la blasonata UBS!) stanno creando un’onda di incertezze e di diffidenza tra le stesse banche.
Il tasso interbancario è ai massimi, segno della ridotta fiducia che le banche hanno nell’imprestarsi i soldi a vicenda; la domanda che si pongono è: quale sarà la prossima banca a denunciare perdite o addirittura….. (non lo diciamo per scaramanzia!)
Figurati quindi la diffidenza e incertezza delle banche verso il sistema economico-imprenditoriale!
Figurati ancora più la loro strategia difronte al sistema italiano di piccole-medie imprese, a conduzione familiare!
Basilea-2 e le recenti truffe internazionali (vedi la nostrana Parmalat) fanno il resto per spiegare la strategia dominante nel sistema bancario: Fare Cassa! Far rientrare fidi e scoperti urgentemente, incuranti delle evoluzioni degli imprenditori.
I problemi con le banche non si risolvono con i direttori delle filiali, ma occorre accedere a livelli molto superiori, parlare il loro linguaggio e presentare numeri adatti agli schemi interpretativi (sempre più rigidi…) del mondo creditizio.
Tutto ciò richiede competenze ed esperienze specifiche, non disponibili tipicamente all’interno di PMI, ma sfruttabili con interventi ‘chirurgici’ dall’esterno, per lo scopo e il tempo strettamente necessario.
Come sfruttare la crisi?
Il Progetto “Gestione Crisi d’Impresa” permette alle PMI in crisi di trovare gli unici rimedi possibili basati su robuste, complesse e sapienti ‘iniezioni’ di sinergie, di managerialità e di finanziamenti.
In termini pratici, la PMI in crisi deve uscire dal contesto della “one-man company”, di natura dirigistica, per affrontare il mare aperto mediante:
a) un team di persone competenti e capaci di intervenire ‘chirurgicamente’ con obiettivi e tempi certi (‘Temporary Management’);
b) altre PMI (in crisi , concorrenti, italiane o meno) che sentano la stessa esigenza di accrescere la propria ‘stazza’;
c) operatori finanziari evoluti, capaci di identificare forme di ristrutturazione del debito e soprattutto di Private Equity che mirino a valorizzare l’Azienda nei prossimi 5 anni.
L’alternativa è continuare a fare da sé, fedeli al provinciale proverbio “Chi fa da sé, fa per tre!” (nel proprio paesino, forse, non più nel mercato globale!)
Ma cos’è questa crisi?
Domina in Italia un ‘capitalismo familistico’ dove predomina il ‘controllo’ sullo sviluppo manageriale delle risorse umane e sullo sviluppo tecnico-scientifico.
In tale contesto sta arrivando le due, molto interconnesse, ‘ondate’ di:
a) svalutazione immobiliare, come già accaduto negli anni ’80 nei mercati già maturi di USA, UK e Francia (crollo dal 30 al 50% in 8-10 mesi!!). La conseguenza è la svalutazione anche delle proprietà immobiliari date in garanzia alle banche per investimenti, necessità di liquidità, ecc.
b) prosciugamento della liquidità. Le banche s’imprestano danaro tra loro stessi a tassi crescenti (i tassi interbancari sono oggigiorno ai loro massimi!), proprio a misurare il grado di reciproca ‘sfiducia’! Il dictat interno delle banche è di “fare cassa!” ritirando o chiudendo fidi, prestiti, mutui al primo accenno di ‘scricchiolio’.
Le PMI non hanno riserve e garanzie sufficienti a reggere l’urto di tali ‘ondate’ per le quali soffrono anche ‘transatlantici’ di ben più significativa stazza (vedi, tra le tante, la crisi UBS!).
Crisi d’Impresa
Lo ‘tsunami’ finanziario-immobiliare in arrivo nel già destrutturato sistema delle Piccole Medie Imprese (PMI) italiane provocherà una definitiva ristrutturazione del debole tessuto imprenditoriale nazionale.
“Piccolo è Bello!” era il motto delle imprese flessibili, creative e dinamiche, ma tale motto non è più sufficiente per resistere alla volatilità dei mercati, alla carenza di liquidità bancaria e alle aggressioni commerciali dalla “CIndia”.
Come insegna l’ideogramma cinese di “Crisi”, in tale concetto sono inclusi quelli di “Pericolo” ma soprattutto di “Opportunità”.
Bene, ma… quali Opportunità per le PMI?
Innanzitutto, l’opportunità di trovare finalmente altre PMI, magari concorrenti, pronte (per necessità…?) ad ascoltare nuove idee di sviluppo, di alleanze, di fusione. Con un approccio alla ‘Co-opetition’ (Cooperation and Competition) assolutamente ignara alla mentalità imprenditoriale italiana.
Inoltre, l’opportunità di trovare finalmente sul mercato elevate competenze ed esperienze, pronte ad affrontare obiettivi precisi, con immediatezza e, soprattutto, in tempi certi. Con un approccio al ‘Temporary Management’ anch’essa quasi ignara alla mentalità imprenditoriale italiana.
mercoledì 24 settembre 2008
Mutui
Stando ad un recente studio della Nomisma, su 4 milioni di famiglie che hanno contratto dei prestiti con le banche, quelle in difficoltà nel pagare le rate hanno ormai superato quota 400 mila (una su dieci) e il loro numero cresce a un ritmo considerevole.
Il Governo cosa fa per affrontare tali disagi? E’ chiaro che gli italiani necessitino di agevolazioni, soprattutto per quanto riguarda i finanziamenti richiesti alle banche per l’acquisto della prima casa. La prima mossa attuata dal Governo mira a rendere meno opprimente la rata del mutuo per le famiglie che non riescono a far quadrare il bilancio.
E’ scattata alla fine del mese di agosto 2008 l'attuazione dell'intesa Abi-Tremonti. Si tratta di un’importante convenzione tra banche e Ministero dell'Economia per la rinegoziazione dei mutui.
L'accordo, previsto dal decreto che ha tagliato l'Ici per la prima casa, consente di rinegoziare tutti i mutui a tasso variabile sottoscritti fino al 28 maggio scorso per acquisto, costruzione e ristrutturazione dell’abitazione principale, passando ad un tasso fisso più basso. Si tratta in pratica di una sostituzione del mutuo precedente con un mutuo che preveda rate più basse.
La differenza tra la rata originaria e quella rinegoziata verrà addebitata su un conto di finanziamento accessorio ad un tasso fisso. La differenza dovrà essere regolata alla scadenza del mutuo, con un allungamento della durata originaria se nel frattempo i tassi non fossero scesi.
Nella convenzione si precisa che le condizioni costituiscono uno standard minimo, restando ferma, per banche e intermediari, la possibilità di proporre alla clientela interessata, condizioni economicamente ancora più favorevoli e quindi finanziamenti agevolati in particolare per quanto riguarda lo spread.
Gli utenti hanno inoltre la possibilità di ricorrere alla portabilità dei mutui: chi ha in essere un mutuo può scegliere di cambiare banca senza dover estinguere il mutuo precedente. In questo modo l’utente potrà accendere un nuovo mutuo più conveniente facendo subentrare la nuova banca nel credito e in tutte le garanzie, in primis in quella ipotecaria.
L'accordo è stato presentato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti come un contributo per proteggere il potere d'acquisto delle famiglie e arriva oltre un anno dopo la surroga, prevista dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni.
Molti titolari di mutuo, però, si dichiarano delusi in quanto si aspettavano vantaggi maggiori dalla nuova normativa e cominciano a sospettare che abbiano ragione le associazioni dei consumatori, che ne sconsigliano in blocco l'adesione, salvo in casi di reale impossibilità di pagare la rata del mutuo.
Per fare la scelta migliore, comunque, il consiglio non può che essere uno solo: andare allo sportello e chiedere un appuntamento per una consulenza personalizzata.
Nessuna banca potrà rifiutare e nessun impiegato potrà accampare difficoltà.
L'accordo, infatti, rappresenta per molti versi un'effettiva rivoluzione: "costringe" le banche a trovare tutte le soluzioni che favoriscano il cliente, anche la portabilità. Nessuna "beneficenza", ma l'esigenza di evitare una situazione che crea un danno non solo a chi è in oggettiva difficoltà per arrivare alla fine del mese, ma anche alle stesse banche. La nuova spinta alla trasparenza e alla concorrenza, in sostanza, è un modo per evitare una crisi dei mutui come quella americana.
martedì 16 settembre 2008
Lehman Brothers: dalla nascita alla bancarotta
I tre fratelli cominciano ad accettare pagamenti in cotone in cambio della merce e nasce così una seconda attività commerciale che cresce di anno in anno fino a diventare l’occupazione principale dei fratelli Lehman. La prima succursale viene aperta a Manhattan, dove nel 1870 contribuisce alla nascita della Borsa del cotone, poi partecipa al mercato delle obbligazioni ferroviarie ed entra nel mercato della consulenza finanziaria.
Il passaggio effettivo della società dalla contrattazione delle materie prime a casa di emissione di titoli si ha solo nel 1906. La società resiste alla crisi finanziaria della grande depressione del ’29 focalizzandosi sull'attività di Venture Capital nell’attesa di una ripresa del mercato azionario.
Nel 1969 muore Robert Lehman, ultimo della stirpe a guidare la società di famiglia. La sua morte lascia un posto vacante nella società, che insieme a una difficile situazione economica, conduce a un brutto periodo. Nel 1973 viene chiamato a capo della Lehman Brothers Peter G. Peterson, con l’intento di garantirne la salvezza.
Si susseguono negli anni molti amministratori delegati che portano la società a scelte a volte giuste e redditizie e a volte quasi catastrofiche, fino a portarla ai giorni nostri. L’11 settembre 2001 la Lehman occupa tre piani della torre nord del World Trade Center in cui perde la vita un dipendente. Il suo quartier generale globale, nel Three World Financial Center, viene pesantemente danneggiato e reso inagibile dai detriti caduti, lasciando così senza lavoro oltre 6.500 dipendenti. La banca però recupera velocemente e ricostruisce tenacemente la sua presenza.
Nell'agosto 2007 la società chiude la divisione dedicata ai prestiti subprime eliminando 1.200 posti di lavoro in 23 sedi e registrando una perdita dopo le imposte di 25 milioni di dollari. In seguito a ciò la Lehman dichiara che le scadenti condizioni del mercato nel settore mutui ha reso necessaria una sostanziale riduzione delle risorse.
Nel 2008 la Lehman Brothers affronta una perdita senza precedenti per la persistente crisi dei mutui subprime e vaste perdite si accumulano per tutto l’anno sui titoli garantiti da mutui a basso rating. La crisi vera culmina il 9 settembre 2008 quando le azioni affondano del 44,95%.
Il 15 settembre 2008 la società annuncia l'intenzione di avvalersi del Charter 11, la procedura di "fallimento pilotato" prevista dalla legge americana, annunciando debiti bancari per 613 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per 155 miliardi e attività per un valore di 639 miliardi. Si tratta della più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti.
lunedì 15 settembre 2008
I premiati del Blogfest
La kermesse del web 2.0 ha dedicato tre giorni a internet, ai blog, ai social network e alle nuove possibilità offerte dalla rete: tre giorni di divertimento, dibattiti, incontri e premiazioni per i migliori blogger della scena italiana.
Fra i barcamp più apprezzati dal pubblico segnaliamo quelli incentrati sui temi della pubblicità on line (AdvCamp, sponsorizzato da Windows Live), dell’enogastronomia (FoodCamp, location sponsorizzata da Ingarda Trentino Spa) e della moda (FashionCamp sponsorizzato da donnamoderna.com).
Il FashionCamp è stato affiancato da un beauty pit stop in cui due parrucchieri e due make-up artist hanno impartito brevi lezioni ai blogger del gentil sesso. Si è molto parlato, naturalmente, del tema della comunicazione con il MediaCamp, barcamp con discussioni sullo stato dei media e dell'informazione.
Sono 24 le categorie in cui sono stati divisi i blog in concorso per i Macchianera Blog Awards 2008: il premio per il Miglior Blog è stato assegnato a Beppe Grillo mentre il blog più premiato è stato “Voglio scendere”. Si tratta del blog di Marco Travaglio e Peter Gomez che è stato reputato Miglior Blog di un Vip, Miglior Blog Giornalistico, Miglior Blog di Opinione e Collettivo.
Filippo Facci, giornalista e scrittore che ha iniziato giovanissimo scrivendo per L’Unità e La Repubblica, è stato premiato invece come Miglior Cattivo della Blogosfera (oggi conduce una breve rassegna stampa quotidiana nel programma Mattino Cinque). Il Disinformatico è stato decretato Miglior Blog Tecnico/divulgativo, «Uccidi un grissino: salverai un tonno» come Miglior Blog Rivelazione.
Tra gli altri blog premiati, ci sono stati quello del quotidiano La Repubblica, come Miglior Blog Mobile, “E io che mi pensavo” come Miglior Blog Letterario.
Gianluca Neri, organizzatore dell’evento, ha dichiarato di essere più che soddisfatto di questa prima edizione, un dato confermato dagli albergatori di Riva del Garda e di tutta la zona circostante che hanno avuto il tutto esaurito. Il tempo inclemente, insomma, non ha bloccato questo primo maxiraduno di blogger che ha visto la partecipazione di un grandissimo numero di persone che hanno apprezzato in pieno il programma proposto.
Tra le curiosità, l’incontro di una coppia, che per mesi si è parlata attraverso il computer e che solo a Riva del Garda si è incontrata e fidanzata! Dopo aver appreso questa notizia, si pensa che l’anno prossimo i partecipanti potrebbero anche raddoppiare.
venerdì 12 settembre 2008
Lo stress da e-mail
Un nuovo studio commissionato da Symantec, società impegnata nella sicurezza informatica e produttrice del celebre Norton Antivirus, ha rivelato che la maggioranza degli utenti Internet soffre di “dipendenza da mail”.
Il problema riguarderebbe ben tre utenti su quattro, in quanto il 75% degli intervistati rivela di non poterne fare a meno. Si tratta di una realtà emergente di persone (i mail-addict) che controllano la posta elettronica con fare compulsivo. Carattere distintivo e preoccupante dei ''dipendenti'' è il panico che li assale quando non possono accedere alla propria casella email.
Questo cosa comporta? In pratica, dopo aver letto una mail occorrono in media 64 secondi per riprendere il filo dei pensieri che si è interrotto. In una settimana si arriva a circa 8 ore e mezzo buttate solo per tornare a fare quello che si stava facendo prima di correre a guardare il client di posta.
Addirittura è stata diagnosticata una “dipendenza da e-mail e messaggeria istantanea” a due ragazzi spagnoli finiti in clinica per disintossicarsi dall'abuso di questi strumenti di comunicazione.
Un caso non isolato, come dimostrano i casi di alcune aziende del settore tecnologico degli Usa, dove il fenomeno ha assunto dimensioni vistose, diventando un serio ostacolo al rendimento sul lavoro.
Società come Microsoft, Intel, Google e Ibm hanno formato un gruppo di studio per affrontare il problema e aiutare i dipendenti ad affrontare le continue distrazioni da posta elettronica e instant messaging che loro stesse hanno creato.
Per ovviare a questo problema, un ingegnere di Google ha inventato EMail Addict, un'applicazione sperimentale che consente agli utenti di distogliersi dalla posta per un quarto d'ora facendo click sul tasto "Take a break" (prenditi una pausa) sul programma di posta Gmail.
L'uso di programmi che notificano l'arrivo di nuova posta sembrerebbe rappresentare una soluzione, ma anche questa è solo un'illusione: l'interruzione del filo dei pensieri ci sarebbe comunque, e il tempo verrebbe perso egualmente.
Il problema, dicono gli psicologi del lavoro, è che la gente si aspetta che la risposta a una mail sia pressoché immediata, e che tutti pretendano tale velocità da chiunque: ciò è fonte di stress.
giovedì 11 settembre 2008
LE FUSIONI AZIENDALI
Si tratta di un’operazione molto complicata che richiede una profonda conoscenza delle dinamiche aziendali, un forte istinto strategico e una forte capacità di risoluzione dei problemi in tempi stretti.
La maggior parte delle volte si sbaglia nella scelta dell’azienda con cui fondersi, si sbagliano i tempi o si possiede poca esperienza nel settore rischiando di commettere errori per la fretta di far crescere la propria società.
Ci vuole molto tempo per capire se due aziende sono realmente state integrate da tutti i punti di vista: manageriale, organizzativo e, soprattutto, culturale.
Per dar vita ad una fusione solida e ben riuscita è fondamentale che ci sia una leadership forte: quasi sempre quando la fusione fallisce la colpa è da attribuire ad una leadership fiacca che non riesce a stare al passo con il ritmo al quale procedono i manager di grado inferiore.
Questi ultimi, dopo aver fatto il loro dovere, dopo aver creato una nuova azienda e aver deciso i ruoli e le competenze, non trovano un responsabile ultimo affidabile che sia in grado di prendere le decisioni conclusive.
Spesso quando la leadership non riesce a tenere in pugno la situazione è perché ha troppe distrazioni dovute ad altri problemi: la stabilità azionaria, il compiacimento degli stakeholder esterni o il mantenimento della propria posizione.
Sono quindi fondamentali i seguenti passi: identificazione delle figure chiave delle aziende da fondere, individuazione immediata della nuova leadership, creazione di un team dedicato all’integrazione dei due modelli di business, individuazione delle differenze culturali, analisi del potenziale delle risorse umane.
Quando due o più aziende vengono unite non si deve ottenere solo una sinergia tra di esse ma una vera e propria integrazione, il fine ultimo è quello di far nascere una nuova impresa!
Molto importante, inoltre, è chiarire ogni singolo punto, ogni singola necessità, ogni obiettivo, cosa si vuol fare e come lo si vuol fare, fin dall’inizio delle trattative.
Una delle fusioni più riuscite in Italia è quella avvenuta tra due banche molto conosciute: Banca Intesa e San Paolo Imi di Torino. Il personaggio chiave della fusione è l’attuale direttore generale che dichiara di aver cominciato dalla struttura organizzativa: “era importante che, in un gruppo di centomila persone, si sapesse il prima possibile a chi rivolgersi, a quale struttura appartenere, con chi condividere processi e responsabilità”.
Un lavoro che è stato fatto addirittura prima che la fusione venisse decisa: due giorni dopo averla siglata, la struttura di prima linea era già pronta e, dopo un mese, erano già stati definiti tutti gli organigrammi interni. La fusione di Intesa Sanpaolo rappresenta un esempio da seguire!
LE TRUFFE VIA MAIL
Il dato, non certo confortante, emerge dagli studi svolti dalle aziende di sicurezza informatica che tengono sotto controllo le frodi messe in atto tramite e-mail.
I messaggi di posta elettronica truffaldini, noti con il nome di “phishing”, sono sempre più frequenti: queste truffe sono considerate tra le minacce più rilevanti per quanto riguarda la sicurezza delle transazioni elettroniche.
Il meccanismo è abbastanza semplice ma molto insidioso: i criminali informatici inviano milioni di messaggi di posta elettronica travestendoli da innocue mail, camuffandoli in modo da farli apparire come provenienti da istituti di credito o da enti burocratici. I messaggi provengono sempre da indirizzi a noi noti, spesso dall’aspetto autorevole, ma sono solo veicoli di virus potenzialmente distruttivi o di truffa a danno dell'ignaro utente.
Gli antivirus più aggiornati e i firewall più potenti ci possono proteggere dalla maggior parte degli attacchi ma alcuni di essi sono strutturati in maniera tanto ingegnosa da fare breccia su un nostro punto debole: ingenuità e buona fede.
Ma non solo, perché tali attacchi fanno leva su un insieme di sentimenti che, in certi casi, prevalgono facendoci fare cose che non avremmo dovuto fare. Gli imbroglioni del web fanno leva su meccanismi psicologici che inducono ad abbassare le difese e a cliccare sui file infettati senza prima riflettere: autorevolezza, senso di colpa, panico, curiosità.
Basti pensare che negli Stati Uniti, l’ultima truffa messa in atto è legata alla crescente difficoltà di accedere a un mutuo (effetto collaterale della crisi dei subprime). I truffatori quindi promettono offerte prodigiose attraverso il web, a patto che il potenziale cliente si connetta ai loro siti.
In Italia, il principale specchietto per le allodole usato dai truffatori è il marchio Poste Italiane, ma sono in crescita anche i messaggi apparentemente inviati da siti come eBay o PayPal, gli ultimi entrati nel mirino dei truffatori.
La tipica e-mail di phishing chiede all'utente di accedere al proprio account, cliccando su un link contenuto nell'e-mail stessa. Il link in realtà non porta al sito della banca, ma a una pagina del tutto simile nella quale la vittima inserisce, in buona fede, il proprio nome e la password. In questo modo comunica inconsapevolmente i suoi dati personali ai truffatori, che possono usarli a piacimento per svuotargli il conto.
In realtà si tratta di reati che sottraggono ai singoli utenti generalmente delle piccole cifre ma, attraverso la loro diffusione capillare, sono in grado di fornire grossi proventi ai truffatori.
Ecco alcuni esempi di truffe, riportate nel sito della Polizia di Stato: finte vendite all’asta di merci offerte e mai inviate ai clienti, offerta di servizi gratis su internet che poi si rivelano a pagamento, schemi di investimento a piramide e multilevel business, offerte di lavoro a casa con acquisto anticipato del materiale necessario, prestiti di denaro (mai concessi) con richiesta anticipata di commissione e tanti altri vergognosi tentativi di estorsione a danno della gente comune.
E’ necessario infine prestare molta attenzione alle mail che sembrano provenire da siti di social networking come Facebook, LinkedIn o MySpace: sono l'ultima preda dei phisher proprio perché gli utenti inseriscono con facilità i propri dati personali con l’intento di conoscere altre persone e stringere nuove amicizie!
STIPENDI A CONFRONTO
Tutte le categorie professionali vengono coinvolte nella ricerca, che si basa su un campione di oltre un milione di profili: dal dirigente al quadro, dall’impiegato all’operaio.
Nel periodo di tempo esaminato nell’ultimo rapporto stilato da OD&M (2003-2007), è emerso che, come si può facilmente immaginare, tutte le figure professionali hanno visto diminuire il proprio potere d’acquisto.
A quanto pare, nonostante il luogo comune che vorrebbe lo stipendio di chi comanda sempre in crescita e i manager sempre più ricchi, bisogna considerare che le statistiche negano tali teorie.
Quindi anche i ricchi piangono? Sembrerebbe di si visto che la crescita in percentuale degli stipendi dei dirigenti è stata, negli ultimi anni, inferiore rispetto alla crescita delle retribuzioni di quadri e operai (superiore di poco rispetto a quella dei dipendenti).
Inoltre dalla ricerca emerge che le donne manager hanno percepito, nei cinque anni presi in considerazione, una retribuzione molto vicina a quella dei manager uomini.
Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, il dislivello tra gli stipendi di uomini e donne è più marcato quando si tratta di ruoli non manageriali: tra dipendenti e operai il divario è maggiore.
Molto marcate, invece, le differenze di stipendi tra manager che svolgono il proprio lavoro in diverse zone geografiche del nostro paese: un dirigente del sud guadagna in media il 10% in meno rispetto a un suo collega del nord e meno anche rispetto ad un collega del centro Italia.
Anche la dimensione delle aziende ha un peso sulla determinazione degli stipendi, infatti nelle medie e grandi imprese i dirigenti guadagnano più del 10% in più rispetto ai colleghi che svolgono le stesse mansioni in aziende di piccole dimensioni.
Questi ultimi hanno però percepito negli ultimi anni un aumento in percentuale maggiore rispetto a quello di dirigenti di grandi aziende.
Una tendenza in crescita riguarda invece le retribuzioni date in base al merito che stanno prendendo sempre più piede in Italia, anche se in forte ritardo rispetto agli altri paesi europei e soprattutto rispetto agli Stati Uniti.
Il 35% dei manager delle piccole imprese prende uno stipendio che varia a seconda dei risultati raggiunti mentre addirittura il 50% dei manager delle grandi aziende viene retribuito seguendo tale sistema di “premiazione”.
Secondo gli esperti del settore, la retribuzioni basate sulle performance lavorative di qualsiasi lavoratore, saranno in futuro adottate dalla maggior parte delle aziende.
Il prestito tra privati
Rispetto all’offerta proposta dalle banche c’è un duplice vantaggio: chi presta denaro e chi lo riceve percepiscono mediamente una quota di interessi più favorevole rispetto a quella proposta dal mercato bancario e ciò è possibile perché i costi di intermediazione sono ridotti.
Il cosiddetto prestito “peer to peer” viene dall’Inghilterra: Zopa è il sito di una società regolarmente iscritta al registro britannico delle società finanziarie, in cui i risparmiatori che hanno capitali da investire possono prestarli senza troppi problemi a chi ne ha bisogno, tagliando fuori, almeno in parte, l’ordinaria attività di intermediazione, con il vantaggio di tassi d’interesse migliori rispetto alle medie di mercato, sia per chi presta sia per chi riceve.
Questa forma di prestito è solitamente un servizio erogato da una società on line, che dispone strumenti di sicurezza per evitare casi di morosità. Ad ogni utente che richiede un prestito viene assegnato un rating, cioè un livello di affidabilità dell'utente, in modo del tutto simile a quello assegnato dalle banche.
Più il livello è basso e più i tassi di interesse dovrebbero, in teoria, essere alti per compensare il rischio assunto dai prestatori. Comunque, in caso di morosità, la società intermediaria attiva velocemente un programma di recupero crediti.
Questo servizio è sbarcato anche in Italia: uno dei primi siti che ha offerto la possibilità di accedere al prestito tra privati è Boober.it.
Chi richiede il prestito decide tutte le condizioni del finanziamento ossia l’ammontare, il tasso d’interesse e la durata del prestito dopodiché pubblica la propria richiesta: i finanziatori prendono visione di tutte le proposte pubblicate, aderendo solo a quelle ritenute vantaggiose. In questo modo è possibile calibrare il finanziamento secondo le proprie esigenze e non si corre il rischio che diventi un peso economicamente insostenibile.
Dopo la pubblicazione del finanziamento sulla bacheca on line, la richiesta diviene visibile alla community di utenti finanziatori e, se le condizioni offerte sono favorevoli, i finanziatori sono liberi di prestare una somma che va dai 50 ai 500€, fino al raggiungimento della cifra richiesta. Quando tutta la somma richiesta è stata raccolta, l'intermediario trasferisce il denaro dal conto corrente dei finanziatori a quello del richiedente.
Semplice, trasparente, economico e quasi del tutto sicuro grazie ai rigidi criteri di classificazione sia dei richiedenti sia dei potenziali finanziatori al fine di ridurre al minimo i rischi di insolvenza o di ritardo nei pagamenti.
Il social lending è un fenomeno da tenere sott’occhio, un'alternativa che può catalizzare su di sé l'interesse di molti utenti privati, soprattutto in Italia dove i tassi bancari sono più alti rispetto alla media europea.
Il Valore della Biodiversità
La perdita o l’alterazione di questa varietà, provocata sia a livello locale che globale dallo sviluppo umano, ha importanti conseguenze sull'ecosistema e sulla società. Garantire un'elevata biodiversità è un problema che interessa la qualità della vita e la sopravvivenza di ciascuno di noi. La biodiversità ha, innanzitutto, un valore diretto costituito dai beni che fornisce alla società e che vengono costantemente sfruttati tramite l'agricoltura, la pesca, la caccia ecc.
Variazioni della diversità biologica possono direttamente ridurre le risorse di cibo, di acqua, di carburante, di materiali da costruzione, e anche di risorse genetiche o di medicinali. Le piante, ad esempio, costituiscono un bene particolarmente prezioso per la salute umana, poiché producono un'infinità di molecole che trovano largo impiego in farmacologia.
La perdita di biodiversità, per esempio, pregiudica l'opportunità futura di conoscere e “sfruttare” nuovi benefici per la salute umana dalle specie estinte: la conservazione di un'elevata biodiversità può risultare determinante per la cura di malattie ora incurabili.
Ma la biodiversità ha anche, e soprattutto, un altissimo valore indiretto costituito dai servizi garantiti dalla funzionalità degli ecosistemi. Le popolazioni naturali infatti, interagendo tra loro, formano ecosistemi che costituiscono il principale meccanismo di riciclo di aria, acqua e nutrienti indispensabili per la vita sulla terra. La biodiversità ci fornisce quindi una serie di servizi che assicurano che l'aria sia pulita e che l'acqua sia potabile.
Gli ambienti caratterizzati da maggior eterogeneità genetica, inoltre, risultano essere meno vulnerabili a epidemie e ad eventi estremi quali siccità, gelate ed alluvioni.
Il pericolo maggiore, purtroppo, è rappresentato dall'ignoranza diffusa sulle conseguenze ultime delle nostre azioni di danneggiamento degli ecosistemi. Oggi se ne occupa un ramo della scienza chiamato “biologia della conservazione” che ha proprio l’obiettivo di mantenere viva la biodiversità sul nostro pianeta.
La biodiversità si trova ad essere, infatti, seriamente minacciata, essendo molte specie di animali e di piante ridotte a pochissimi esemplari e, quindi, in pericolo o, addirittura, in via di estinzione. L'estinzione è un processo naturale ma ora, a causa delle attività umane, sta avvenendo molto più rapidamente che in passato.
Alcuni esempi di animali in via d’estinzione potrebbe forse far capire a molti la gravità del problema: sono infatti a rischio il lupo, la lince, l'orso bruno, lo stambecco, il cervo sardo, la foca monaca, la lontra, l'aquila reale e molte altre specie che vivono nel nostro territorio.
L'uomo ha una responsabilità enorme per quanto riguarda i profondi cambiamenti intervenuti nell'ambiente: trasformando il territorio, modificando i cicli biogeochimici globali, sfruttando direttamente molte specie tramite la caccia e la pesca e aumentando la possibilità di trasferimento degli organismi viventi da una zona all'altra del pianeta.
Nonostante la visione moderna del rapporto fra uomo e ambiente riconosca la diversità biologica come elemento chiave del funzionamento dell'ecosistema Terra, ancora troppe persone, troppe aziende, troppe nazioni si ostinano a far finta di nulla.
Il museo dei computer
Alcuni pezzi sono ancora funzionanti mentre altri sono in attesa di essere messi in funzione come erano un tempo: tutto può essere utilizzato e provato dai visitatori. E’ possibile farsi un’idea del museo collegandosi al sito http://museo.freaknet.org.
FreakNet è il primo laboratorio italiano di informatica ad accesso libero e gratuito per il pubblico. Fin dalla propria nascita ha offerto servizi di posta elettronica e connessione al web per chi non disponeva di un computer.
Nel 1995 il fondatore, Gabriele Zaverio, trae ispirazione dalla lettura del libro “Hackers” di Steven Levy e crea uno spazio fisico (al primo piano del Centro Sociale Auro di Catania, prima collocazione fisica del FreakNet) in cui un nucleo di appassionati potesse sperimentare.
FreakNet è oggi una comunità molto vasta che comprende più laboratori (a Catania, a Palazzolo Acreide in provincia di Siracusa, a Canterbury in Inghilterra) e diverse comunità virtuali che collaborano con altri laboratori, associazioni, fondazioni europee.
I laboratori sono costituiti quasi interamente da materiale donato dagli appassionati e da pezzi recuperati da vecchi computer e, in certi casi, il materiale utilizzato risale alla metà degli anni ‘70.
Le attività di FreakNet attualmente spaziano dalla sensibilizzazione verso la cultura informatica e la libertà di espressione alla diffusione dell'accesso alle reti fino alla formazione ed alla creazione di software e strumenti tecnici specifici. Attualmente il FreakNet ha più di 500 utenti registrati, molti dei quali si collegano da svariate parti del mondo.
L'idea del museo, invece, è nata con lo scopo di recuperare macchine storiche riparandole, classificandole, fotografandole e di catalogare i software e tutta la documentazione disponibile, rendendola il più possibile fruibile anche attraverso internet.
L'esposizione interattiva di computer storici funzionanti (ma anche software, accessori, documentazione e calcolatrici antiche) si tiene a Palazzolo Acreide presso l'ex biblioteca comunale, in corso Vittorio Emanuele 4A, dal 28 al 31 agosto. Nel corso della manifestazione non verranno mostrati solamente computer e videogames, avranno luogo anche dibattiti e proiezioni sull’argomento.
Se vi interessa ripercorrere la storia del progresso informatico, se volete che i vostri figli imparino qualcosa su come erano fatti i computer di una volta, come funzionavano, quali software e sistemi operativi venivano utilizzati, non potete non recarvi al Museo dell’Informatica!
Il riciclaggio dei cellulari
In Veneto, un anno fa circa, ha avuto inizio il primo tentativo italiano di riciclaggio dei telefonini, anche se in realtà un'iniziativa simile era già stata presentata poco prima a Milano. Qualcuno ha cominciato ad attivarsi con la campagna “Telefono Casa” coniugando rispetto per l'ambiente, riciclaggio intelligente e lotta all'emergenza abitativa: il ricavato della campagna, infatti, veniva destinato al fondo per l'emergenza abitativa che sostiene le persone in stato di emarginazione sociale temporaneamente prive di dimora.
La raccolta avveniva attraverso delle cassette per la donazione predisposte sul territorio veneto. Le fasi del riciclaggio: i cellulari vengono testati, formattati e poi differenziati tra funzionanti e guasti. I primi vengono rivenduti in Africa, Europa Orientale e Asia, dove rappresentano un mezzo di comunicazione accessibile a prezzo contenuto in contesti spesso non raggiunti dalla telefonia fissa.
I componenti dei telefoni guasti vengono invece recuperati e rigenerati: i metalli come oro, palladio, rame, argento e platino vengono estratti e riutilizzati mentre le batterie vengono rigenerate in condizione di sicurezza.
Un'altra occasione per rendere utile il telefonino non più utilizzato, anziché dimenticarlo in un cassetto o, ancora peggio, gettarlo come un rifiuto qualsiasi, ci si presenta oggi grazie alla ventinovesima edizione del Meeting di Rimini.
Si tratta di un evento-incontro per favorire l’amicizia fra i popoli che quest’anno è intitolato “o protagonisti o nessuno” e che si tiene dal 24 agosto al 30 agosto 2008 presso Rimini Fiera.
Con le sue oltre 700mila presenze, il Meeting di Rimini, che ha luogo ogni anno dal 1980 durante la seconda metà di agosto, è il festival estivo di incontri, mostre, musica e spettacolo più frequentato del mondo. Viene organizzato da un’associazione che da 28 anni si propone di creare occasioni di incontro tra persone di fedi e culture diverse nella certezza che luoghi di amicizia fra gli uomini posano essere l'inizio della costruzione della pace, della convivenza e del bene comune.
In soli tre giorni sono già stati riciclati oltre 1000 cellulari: la raccolta dell'elettrodomestico più diffuso in Italia (con 1,34 apparecchi per abitante) è stata avviata dalla Onlus Banco Informatico Tecnologico e Biomedico nell'ambito dell’iniziativa per il riciclo e il recupero di telefonini usati.
E’ possibile donare gli apparecchi vecchi, anche non funzionanti, consegnandoli allo stand BITeB, oppure lasciandoli in uno dei contenitori posizionati all'entrata e nell'intera area fieristica.
La vita media di un cellulare in Europa è di solo un anno e mezzo, ma la cosa grave è che su 100 milioni di telefonini non utilizzati, solo 2,5 milioni vengano riciclati.
Il Microblogging

Il microblogging è una nuova forma di comunicazione nata dall’incontro tra il blog e gli sms.
Si tratta di una forma di pubblicazione costante di piccoli contenuti in rete, sotto forma di messaggi di testo (normalmente fino a 200 caratteri), immagini, video, audio MP3 ma anche segnalibri, citazioni, appunti.
È un nuovo strumento che porta a nuove logiche e nuovi linguaggi di comunicazione, è semplice, immediato, alla portata di tutti. La novità fondamentale, al di là di regole e modalità d'uso, è che permette di rimanere in contatto con i propri amici con una regolarità e un’intimità alle quali non avresti mai avuto accesso. Questa è la vera innovazione che sta cambiando le abitudini di comportamento. Tutto ciò con una tecnologia quasi invisibile.
Tra i servizi più popolari troviamo Twitter, lanciato nel 2006 e divenuto popolare in pochissimo tempo e Jaiku, un altro servizio divenuto famoso recentemente con l’acquisizione da parte di Google, che presenta caratteristiche molto diverse rispetto a Twitter.
Più recentemente sono comparsi altri servizi simili tra cui Plurk, che visualizza i messaggi sotto forma di timeline orizzontale, Pownce che integra il microblogging con il file sharing e la gestione degli eventi e Folkstr che integra il microblogging con un social network vero e proprio.
Twitter è una rete e un servizio di microblogging che permette agli utenti di mandare aggiornamenti (messaggi di testo, lunghi non più di 140 caratteri) via sms, messaggeria istantanea, e mail, il sito di Twitter.
Quando Jaiku sbarcò per la prima volta nel mondo delle utility 2.0, molti lo paragonarono a Twitter decretandone però la netta inferiorità. Rispetto a Twitter, invece, Jaiku è più orientato verso l’aggregazione all’interno della rete, permettendo all’utente di aggiungere al proprio profilo lo streaming di qualunque servizio che sia dotato di un feed, compreso lo stesso Twitter. Aggiungendo i nostri amici tra i contatti, seguiremo sia i loro messaggi su Jaiku, sia tutti i feed che sono presenti nel loro profilo, rimuovendo eventualmente quelli che non ci interessano. Inoltre ogni messaggio pubblicato direttamente su Jaiku o aggregato attraverso i feed, è commentabile e può dar vita ad una discussione ordinata che possiamo scegliere di seguire o di ignorare.
I primi tentativi di avvicinamento a Jaiku, almeno in Italia, sono cominciati in corrispondenza con alcuni problemi tecnici presentatisi per Twitter. Una volta risolti questi problemi, il servizio finlandese è tornato nell’ombra. Non per molto, però, dato che dal momento dell’acquisizione da parte di Google, Jaiku ha subito una nuova ondata di iscrizioni.
In seguito al successo del microblogging anche famosi servizi di Social Network come Facebook e MySpace hanno aggiunto caratteristiche simili chiamate "status update".
A maggio del 2007 si contavano circa 111 servizi simili a Twitter oggi il numero dei servizi di microblogging potrebbe aver abbondantemente superato il migliaio.
Blogfest 2008

Il 12, 13 e 14 Settembre 2008 si tiene la prima BlogFest italiana: un evento che riunisce in un unico luogo, per la prima volta, tutto ciò che in Italia gravita attorno alla rete, con particolare riguardo ai blog, al social networking e alle community.
Luogo dell'avvenimento è Riva del Garda (in provincia di Trento) che si è dovuta “aggiornare” per l'occasione: a tutti i partecipanti sarà offerta la possibilità di connettersi a Internet via Wi-Fi visto che la città ha scelto di essere tra le prime località italiane ad essere completamente “wifizzata” e ovunque sarà possibile navigare in rete. L’intera città di Riva del Garda, inoltre, metterà a disposizione degli eventi della BlogFest i suoi spazi, le sue strade e il suo lago.
La manifestazione prevede tre conferenze tematiche, tre dibattiti organizzati dagli sponsor (Telecom Italia e Windows Live) e nove BarCamp tematici autogestiti dai partecipanti, dove parlare di argomenti che spaziano dalla moda al turismo, dalla letteratura all'arte.
I temi delle tre conferenze sono: "Frontiere della televisione: mouse contro telecomando" (sul matrimonio annunciato tra i due piccoli schermi), "L'informazione in formazione” (sul futuro del giornalismo in rete) e "Social Network: l'utente al centro” (sulla democrazia in rete).
I tre dibattiti vengono organizzati con il supporto dei due main sponsor della manifestazione, Telecom Italia che mette a disposizione il suo Amministratore Delegato Franco Bernabè per un confronto sulla nuova Italia digitale e Windows Live che rende possibili i due dibattiti del sabato su informazione e televisione.
Altri partner hanno garantito il loro supporto con contenuti, mezzi e location per la Blogfest: Donnamoderna.com, Lulu.com, MySpace, La7, Virgilio, Yalp!, Trentino, InGarda Trentino, Mart di Rovereto, Fiat, Alfa e Abarth, FON, IK Produzioni, Omkafè, Riva del Garda FiereCongressi.
I nove BarCamp invece, con sessioni da 15 minuti l’una, saranno dislocati in tutte le piazze di Riva del Garda dove si parlerà, tra le altre cose, di moda, arte, cibo, turismo, letteratura, advertising e informazione.
A coronamento del tutto avrà luogo una serata con l'assegnazione dei Blog Awards italiani 2008, accompagnata da giochi, concerti e intrattenimenti vari: una serata evento che vedrà il pubblico spostarsi per le vie della città per partecipare alla cerimonia di premiazione. E poi: una valanga di badge, magliette, premi e zainetti zeppi di gadget e prodotti offerti dai main sponsor e dagli altri partner.
Il sito ufficiale della BlogFest (www.blogfest.it) da a chiunque lo desideri la possibilità di prenotare quanto necessario per il proprio soggiorno: sistemazione, navette per andare e venire dalle più vicine stazioni ferroviarie o dall’aeroporto, partecipazione ai BarCamp, posti alle conferenze e ai concerti.
Oltre al sito è possibile usufruire di altri strumenti di social networking (messaggi su Twitter, discussioni sui gruppi di Google, partecipazione al Wiki ufficiale) per entrare a far parte della community, suggerire idee e chiedere informazioni.
giovedì 4 settembre 2008
Benzina vs Petrolio

Il prezzo del petrolio sta calando e sarebbe quindi logico aspettarsi una diminuzione del prezzo dei carburanti. Federconsumatori fa notare che invece non vi è stata nessuna riduzione, anzi i prezzi sono aumentati e, come al solito, a farne le spese sono sempre e solo i cittadini che subiranno ricadute di 7 euro al mese, pari ad 84 euro all'anno.
Anche il Codacons ha fatto sentire la sua voce denunciando che “il prezzo dei carburanti dovrebbe calare immediatamente del 15% ed il fatto che ciò non sia avvenuto accentua i sospetti di cartello e di speculazione a danno degli utenti. Proprio per questo motivo chiediamo all'Antitrust di intervenire con urgenza per accertare cosa avviene nel settore dei carburanti in Italia e perché il prezzo non scenda come dovrebbe”.
Adusbef e Federconsumatori hanno rivolto un appello alle compagnie petrolifere e al Governo perché verifichi l’esistenza di eventuali speculazioni in questo settore. Secondo le Associazioni, è necessario accelerare al massimo il processo di liberalizzazione della distribuzione dei carburanti, facendo presente ai consumatori che i distributori indipendenti esistono già e consentono un risparmio di circa 7-8 centesimi al litro.
I prezzi consigliati dei carburanti, ossia quelli di riferimento che le compagnie petrolifere indicano ai gestori, oscillano tra 1,481 e 1,489 euro al litro. Il 15 luglio sulla scia del caro-greggio erano saliti fino a quota 1,56 euro, il livello più alto mai raggiunto. Rispetto a questo picco, il calo, a oggi, è troppo poco consistente.
Ma perché avviene tutto questo? Il sospetto è che le aziende petrolifere stiano “scaricando” sul prezzo dei carburanti il costo della Robin Hood Tax, una tassa che il Governo ha imposto loro per colpire gli extraprofitti, cioè la plusvalenza realizzata dagli stock di greggio comprati a basso prezzo e che servirà ad aiutare gli anziani e le fasce deboli. Proprio il 5 agosto il Parlamento ha approvato in via definitiva la manovra finanziaria, che comprende la Robin Hood Tax.
Un altro quesito che non trova risposta è quello legato al cambio di valuta: il prezzo del petrolio è espresso in dollari e negli ultimi otto anni l’euro si è rafforzato, in particolare nel 2000, tanto che per comprare un dollaro prima ci volevano un euro e 20 centesimi, adesso per comprare lo stesso dollaro bastano 64 centesimi. Detto questo, per quale motivo, nonostante il cambio euro-dollaro sia sempre più a nostro favore, il prezzo della benzina pagata in euro sale anche se il prezzo al barile del petrolio è valutato in dollari? Il problema rimane un mistero: al momento nessuno ha ancora dato una risposta.
Da qualche mese è nato il “Comitato nazionale vittime della benzina”, che ha lo scopo di lottare contro le speculazioni sui prezzi dei carburanti. Il presidente di tale comitato è anche il segretario del Codacons che dichiara di aver già chiesto al governo di eliminare le accise sulla benzina per ridurre i prezzi ma, vista la mancanza di segnali positivi, dichiara anche che si continuerà a lottare affinché il carburante non diventi un bene di lusso.
Se il prezzo della benzina non dovesse calare, i consumatori e le associazioni si ritroveranno a Roma dove è stata annunciata, per il mese di settembre, una manifestazione di protesta nazionale.
La Kabbalah on line
Proprio questo occultamento ha convalidato l’immortale fascino della Kabbalah. Celebri scienziati e filosofi di molti paesi, come Newton, Leibniz e Pico della Mirandola, hanno indagato e cercato di capire la scienza della Kabbalah. Comunque, oggigiorno solo pochi sanno cosa sia realmente.
La Kabbalah, o più semplicemente Cabala, è parte della tradizione esoterica della mistica ebraica, in particolare il pensiero mistico sviluppatosi in Europa a partire dal VII-VIII secolo. La Kabbalah ebraica non va confusa con le cabale di tradizione cristiana o occidentale che sono completamente diverse.
Nel VI o VII secolo venne redatta l’opera chiamata Séfer Yetziráh che tratta delle forze segrete del cosmo, al suo interno si trova la prima menzione di un termine che diventerà centrale: la nozione di sefiráh.
Letteralmente sephirah o sefiráh significa "calcolo”,”numerazione". Nel Sefer Yetzirah il termine acquista un significato più ampio: le sephiroth sono manifestazioni allusive dell'energia divina. Gli autori cabalistici amano paragonare le sephiroth a zaffiri, partendo da un assonanza dei due termini.
Tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII, fa la sua comparsa una vasta letteratura mistica già ben organizzata sulla dottrina delle sephiroth; queste si possono definire i gradi per mezzo dei quali Dio agisce nel creato. Praticamente tutti i mistici affermano che esse sono in numero di dieci.
La scienza della Kabbalah non studia il nostro mondo e gli esseri umani che vivono in esso, come fanno le scienze tradizionali. La Kabbalah indaga tutto ciò che esiste al di là.
Sono moltissimi gli amanti della Kabbalah in tutto il mondo, persone comuni e personaggi famosi che traggono beneficio dai suoi insegnamenti. Oggi anche i seguaci italiani potranno informarsi, imparare, dare pareri attraverso il sito www.kabbalah.info/it e attraverso il giornale on line intitolato “Kabbalah per tutti”.
All’interno del sito è possibile capire cos’è la Kabbalah, trovare testi antichi autentici, seguire e scaricare le lezioni, guardare i video, ascoltare la musica, partecipare alle discussioni tramite il blog.
Per capire la Kabbalah è necessario studiare a fondo ma un piccolo esempio può farci intendere, in linea di massima, di cosa si tratta. L’esempio riguarda il problema della ricerca della felicità, come viene affrontato? Cos’è la felicità?
La Kabbalah spiega che la felicità è quello che sentiamo quando appaghiamo il nostro “desiderio di ricevere”. Perché svanisce? Perché il piacere neutralizza il nostro desiderio, e senza desiderio non possiamo sentire il piacere. Qual è la formula per il piacere senza fine? Aggiungere una “intenzione di dare” al nostro “desiderio di ricevere”, allora il piacere continuerà a fluire attraverso il nostro desiderio, infinitamente.
martedì 2 settembre 2008
Vodafone contro Reding
Impegnata ormai da tempo nella difficile impresa di abbattere i costi sostenuti dai consumatori per comunicare in mobilità, la signora Reding ha ipotizzato in più di una occasione una revisione completa degli attuali sistemi adottati per applicare le tariffe, non solo per le semplici telefonate ma anche per lo scambio di dati attraverso i telefoni cellulari.
Tali provvedimenti sono molto attesi da parte delle associazioni dei consumatori del vecchio continente, ma fermamente osteggiati dalle principali compagnie telefoniche.
Secondo il colosso della telefonia mobile Vodafone, la riforma del settore proposta dal Commissario Europeo alle Telecomunicazioni potrebbe causare l'allontanamento di circa 40 milioni di consumatori dall’uso del cellulare.
In effetti tutti gli operatori di telefonia mobile temono il progetto che si basa sul taglio delle "tariffe di terminazione": un abbassamento di tali tariffe potrebbe portare, secondo Vodafone, alla rinuncia al cellulare da parte di moltissimi utenti a causa dei costi troppo alti non delle chiamate in uscita, ma di quelle in arrivo.
Infatti, nella proposta avanzata dalla Reding, il taglio dei costi di terminazione è necessario e i minori introiti per le compagnie telefoniche dovranno essere compensati dall'introduzione di nuove regole sui costi delle chiamate.
In particolare, il Commissario ritiene che il sistema europeo attuale, in base al quale chi chiama si accolla completamente il costo della telefonata, sia obsoleto e anticompetitivo, visto che costringe gli operatori in possesso di reti più piccole a pagare più delle grandi compagnie.
La soluzione, sempre secondo il Commissario alle Telecomunicazioni, sarebbe dunque l'adozione del modello statunitense in cui anche chi riceve la chiamata contribuisce a sostenerne i costi.
Secondo un'indagine condotta da Vodafone nel Regno Unito intervistando 9.000 utenti di telefoni cellulari, c'è una sostanziale unanimità nell'opporsi al pagamento delle chiamate in entrata.
La maggior parte degli operatori telefonici motivano la propria contrarietà con il fatto che gli utenti non sarebbero mai disposti a pagare per ricevere una telefonata. Il Financial Times osserva come nei mercati in cui vige questa regola (quello americano in primis) la convenienza di utilizzo del cellulare sia inferiore e quindi la telefonia mobile abbia un tasso di penetrazione meno elevato.
Nonostante le numerose proteste delle compagnie telefoniche, Viviane Reding sembra essere determinata a proseguire per la sua strada. Per ora ci ha fatto ottenere diverse riduzioni di prezzo per le chiamate in roaming all'interno dei 27 Stati membri, e non è poco.
lunedì 1 settembre 2008
Il blog può essere causa di stress. Il New York Times lancia un’allarme

Il blog può essere causa di stress. Il New York Times lancia un’allarme
Aggiornare costantemente il blog; questo è il principio fondamentale del blogger.
Il New York Times lancia un allarme: lo stress provocato dall’ansia di pubblicare quotidianamente “post” nei diari on line sarebbe causa di disturbi quali l’insonnia.
Secondo il NY Times le vittime più colpite sarebbero i gestori di blog che, preoccupati a tal punto dell’aggiornamento dei loro diari, si dimenticherebbero di mangiare e dormire per mancanza di tempo.
Lo stress sarebbe ancora maggiore per coloro che utilizzano il blog come strumento di lavoro e sarebbero quindi costretti a interminabili maratone davanti al computer.
Il Messaggero riporta alcuni casi:
“Michael Arrington, fondatore e direttore di “TechCrunch”, tra i blog più popolari in materia di start-up tecnologiche, è ingrassato 15 chili e soffre di insonnia.
Quello che inizialmente era un semplice diario, si è presto trasformato in un macchina genera soldi, grazie all'entrate pubblicitarie.
Più si scrive, più si clicca e più si guadagna, ma la corsa allo scoop e la battaglia contri i "buchi" dell'informazione generano stress finoall'atto finale di una vita trascorsa 24 ore al giorno davanti al pc.”
“Matt Buchanan, 22 anni, freelance per il blog sui gadget “Gizmodo” racconta di vivere in un appartamento a Brooklyn che è anche il suo ufficio.
Matt racconta di dormire 5 ore a notte e che spesso non ha tempo per mangiare.
Il suo segreto sono gli integratori vitaminici e tanto caffé.
E nonostante la fatica racconta di non poter rinunciare alle migliaia di lettori che leggono i suoi pezzi e a volte si addormenta davanti al pc.
E il suo editore, Brian Lam è così preoccupato che, se non riceve telefonate da Matt pensa: «Questa volta Matt è morto»”.
Ma è possibile morire a causa dello stress provocato dalla gestione dei diari on line? I casi più eclatanti sono quelli relativi al decesso di due blogger americani morti di infarto per un presunto abuso nell’utilizzo del web.
Gli interessati hanno a proposito opinioni discordanti:
C’è chi sostiene di non essere ancora morto ma che presto finirà in ospedale con l'esaurimento nervoso essendo arrivato ad un punto in cui non c'è una volta, neanche quando dormi, che non ti viene l'ansia di avere preso un buco.
Chi invece ritiene che gestire un blog sia una passione come le altre e che non sia causa di nessun tipo di disturbo ma, anzi, un’alternativa alle noiose collezioni di francobolli o alle giornate passate davanti al televisore.
Shapeways.com
Chiunque si occupi di progettazione o design e chiunque abbia la passione per la grafica 3D, ha sicuramente desiderato di poter creare l’oggetto disegnato al PC con la stessa semplicità di una normale stampa.
Fino ad oggi sono pochi coloro che hanno potuto esaudire questo desiderio.
Sicuramente hanno potuto coloro che utilizzano, per il proprio mestiere, la stampa tridimensionale detta stereolitografia: una tecnica che permette di realizzare singoli oggetti tridimensionali a partire direttamente da dati digitali elaborati da un software CAD/CAM.
La sua principale applicazione è la prototipazione rapida, che permette di ottenere oggetti fisici da testare prima della produzione industriale oppure di preparare modelli per realizzare stampi di colata. Può essere impiegata anche per produrre al volo pezzi di ricambio, facendosi inviare i file via internet.
Un’altra importante applicazione si ha nell'imaging medico dove è possibile realizzare, in tempi brevi, modelli di protesi, parti di ossa, vasi e altre parti anatomiche su cui il chirurgo può poi preparare l'intervento.
Lo studio della modellazione di oggetti a partire da resine liquide risale agli anni ‘80, ma il primo brevetto è stato depositato nel 1986 e la prima macchina per stereolitografia laser è stata messa in commercio nel 1987.
Attualmente le macchine sono molto costose e non molti possono possederne una.
Oggi c’è una possibilità in più: negli Stati Uniti c’è qualcuno che può dare forma a qualsiasi vostra creazione grazie a Shapeways, 3D Printing by Internet, ossia la stampa 3d via internet. Bastano pochi passaggi per far diventare reali le vostre creazioni!
E’ sufficiente uplodare il file sul sito di Shapeways e specificare la dimensione dell'oggetto che si vuole creare, infatti il costo del servizio dipende dal volume dell'oggetto che si richiede. Per un oggetto di un centimetro cubico occorrono circa 3 dollari USA. Una volta fatto l'ordine si riceverà a casa il prodotto entro dieci giorni appositamente realizzato (in plastica o metallo) dai tecnici in base al modello 3D inviato dall'utente.
Un’idea dedicata a chi ama divertirsi con la grafica 3D, ma anche a chi desidera circondarsi di oggetti originali e magari vorrebbe disegnare da sé il nuovo ciondolo per la catenina, oppure un fermacarte, un pupazzo o un soprammobile, Shapeways è il servizio che consente a chiunque di diventare designer.
Shapeways rende infatti accessibile a tutti la tecnologia per la grafica 3D e consente di realizzare gli oggetti più vari. Il servizio «gadget fai da te» è disponibile on line in versione beta ed è sufficiente registrarsi al sito dedicato.
La vera novità risiede nel fatto che questa nuova tecnologia internet permette anche alle persone comuni di dare corpo alla propria creatività, in modo semplice e a un costo contenuto. Il design, insomma, è diventato di massa!
MONITORARE IL PROPRIO SITO
E’ fondamentale, per esempio, sapere quanti utenti visitano ogni giorno il nostro sito internet, quali sono le pagine più frequentate, quanto ogni singolo utente permane su ogni pagina, quante pagine visita in media, la provenienza delle visite, il percorso effettuato per arrivare al sito, le parole chiave maggiormente utilizzate, il numero e la tipologia dei motori di ricerca che scandagliano il nostro sito web.
Più informazioni riusciamo a raccogliere maggiori sono le possibilità di migliorare il sito e, di conseguenza, di migliorare il nostro BUSINESS.
Un sito costantemente monitorato consente di prendere con maggiore facilità decisioni strategiche mirate al buon funzionamento dello stesso e di intraprendere tutti gli aggiustamenti e le modifiche necessarie.
E’ come osservare una persona da lontano, individuarne gli sbagli commessi nel quotidiano e indirizzarla affinché non li commetta più migliorandone il comportamento.
Le webstats permettono di analizzare la visibilità e gli accessi al tuo sito web in tempo reale.
Grazie ad un'attività di monitoraggio costante ci forniscono tutte le informazioni in modo semplice e diretto.
Il monitoraggio del sito dimostra tutta la sua forza soprattutto quando abbiamo a che fare con siti per il commercio elettronico: il costante monitoraggio è un dovere per chi possiede un negozio elettronico.
L’osservazione attenta dei comportamenti degli utenti, facendo particolare attenzione al tempo di permanenza, al numero e al tipo di pagine o prodotti maggiormente visitati, è fondamentale per aumentare la redditività del sito.
Naturalmente al monitoraggio deve sempre corrispondere un’azione volta al miglioramento del sito: se i visitatori sono pochi è possibile che il nostro sito necessiti di una maggiore ottimizzazione che ne incrementi la visibilità all’interno del web accompagnata magari da una buona campagna pubblicitaria nei motori di ricerca.
Se la permanenza all’interno del sito è bassa spesso significa che l’utente non ha trovato elementi di suo interesse che lo inducessero a navigare più a lungo oppure che la difficile navigabilità lo abbia spinto a cercare le informazioni “altrove”.
Lo studio delle parole chiave più utilizzate per arrivare al nostro sito ci fornisce informazioni preziosissime riguardo ai prodotti/servizi più ricercati dall’utente.
Tale “scoperta” dovrebbe essere seguita dalla modifica dei contenuti in base a quelle che sono le richieste del pubblico: magari verrà dedicato più spazio ai prodotti più richiesti e verranno messi in maggior risalto quelli meno ricercati.
La cosa importante è far fruttare i risultati provenienti dalle statistiche trasformando gli errori commessi in opportunità di miglioramento.
SITI INTERNET
Detto così sembra tutto molto complicato ma in realtà si tratta di un insieme di informazioni accessibili semplicemente digitando l’ormai celebre www (World Wide Web appunto) seguito dal nome del sito desiderato.
Anzi, è ancora più facile se si pensa che, a volte, basta digitare una parola chiave su un motore di ricerca per trovare il sito ricercato.
Esistono molti tipi di siti internet come, per esempio, il SITO PERSONALE che è solitamente condotto da uno o più individui che lo utilizzano per riportare informazioni autobiografiche o riguardanti interessi personali (in questo caso si può trattare di un blog) o il SITO COMMUNITY in cui gli utenti possono comunicare tra di loro (tramite chat o forum).
La tipologia più conosciuta è, senza dubbio, IL SITO AZIENDALE la cui finalità è quella di promuovere l’azienda, i suoi prodotti, i suoi servizi, le sue caratteristiche e i suoi PLUS rispetto alle aziende dello stesso settore.
Un sito aziendale può essere finalizzato alla vendita (e-commerce) o semplicemente rappresentare una vetrina attraverso cui diffondere la propria immagine e il proprio marchio e, di conseguenza, ampliare il proprio business.
In entrambi i casi è un mezzo importante per qualunque tipo di azienda, sia essa di grandi o di piccole dimensioni.
L’aspirazione principale di tutte le aziende che hanno compreso l’importanza di internet, è quella di avere un sito aziendale EFFICACE.
Un buon sito deve essere facilmente navigabile, semplice, con contenuti validi costantemente aggiornati e soprattutto deve essere VISIBILE.
Il “traffico” presente nel web ha reso quest’ultima caratteristica fondamentale e, per poter essere visibile, è necessario che il sito sia BEN FATTO.
Il rischio è quello di scomparire all’interno del web così come accade a tutti quei siti che non rispettano le caratteristiche sopraelencate.
Negli ultimi anni sono nate, attorno al mondo del web, molte figure professionali: il WEBMASTER CONTENT MANAGER progetta il sito, il si occupa dei contenuti, il WEBDESIGNER è responsabile della presentazione e l’esperto in WEBMARKETING si occupa della promozione del sito all’interno del web.
Questo è successo perché la richiesta da parte delle aziende di progetti a 360° atti a migliorare sempre più la visibilità su internet, è cresciuta sensibilmente.
Sempre più aziende, insomma, hanno compreso le potenzialità di questo mezzo di comunicazione e, di conseguenza, si sono attivate in tal senso rivolgendosi ai professionisti del web.
IL TUO VOLTO NEL NETWORK
Potrebbe trattarsi di una cena in pizzeria, di un aperitivo al bar o di una birra al pub, l’importante è che le persone si incontrino e, soprattutto, si svelino in situazioni in cui è più facile farsi conoscere per come si è fatti realmente.
E’ proprio questo l’obiettivo di alcuni social business network che non si limitano ad ospitare i propri membri on-line consentendo loro di scambiarsi messaggi o curriculum ma puntano sulla conoscenza reciproca vis-à-vis organizzando periodicamente, anche settimanalmente, eventi socializzanti.
I soci si incontrano, interagiscono e il tutto diventa, dopo alcuni minuti, molto naturale: persone che fanno parte di mondi talvolta opposti cominciano a chiacchierare come potrebbero fare con i propri colleghi o amici durante un’uscita serale.
Ognuno di essi espone la propria storia personale, parla delle proprie esperienze lavorative, porge e riceve domande da parte degli interlocutori.
Questo consente ai partecipanti di socializzare, ma con un obiettivo: conoscere nuove realtà professionali e , se si è fortunati, allacciare rapporti di lavoro.
Il punto di forza di questo nuovo fenomeno è proprio la naturalità che si riesce a raggiungere, quella spontaneità che sicuramente è difficile trovare in un grosso ufficio davanti all’amministratore delegato di un’azienda importante.
Naturalmente questo è possibile solo per quanto concerne i social network a base territoriale visto che diventerebbe molto arduo, e soprattutto poco utile, far incontrare persone che abitano troppo distanti tra loro.
In questo modo la rete di contatti creati sul web diventa un punto di partenza per la creazione di una rete di contatti REALI che possono poi sfociare in collaborazioni, assunzioni, scambi di pareri o in semplici ma preziose amicizie.
In fin dei conti, molto spesso, è proprio attraverso i cosiddetti “legami deboli”, quelli creati con persone che non fanno parte dell’abituale cerchia di amicizie, che si riescono a raggiungere determinati obiettivi importanti per la nostra vita.
Ultimamente tutti parlano di Web 2.0, in ufficio, sul tram, persino tuo figlio, ma il tuo orgoglio non ti permette di domandare: “Che cos’è?”.
Così da mesi ormai continui ad annuire, sperando che nessuno si accorga che non ci stai capendo niente.
Questo articolo fa per te e, tranquillo, nessuno saprà mai che l’hai letto.
Iniziamo collocando la sfera di azione del Web 2.0: riguarda l’insieme di tutti i mezzi e gli strumenti che condividono la medesima infrastruttura tecnologica che sta alla base di Internet, inclusi telefonia mobile, radio e tv digitale.
E ora andiamo al cuore della questione: è la facilità e la praticità con la quale ognuno di noi può ritagliarsi uno spazio nella Rete per dire ciò che pensa, scambiare informazioni, in totale libertà e in tempo reale. Se, ad esempio, la signora Bergþóra Ragnarsdóttir, di nazionalità islandese, facesse una foto dal proprio cellulare, in pochi istanti questa potrebbe essere mandata in rete, tra le foto di paesaggi del suo blog, dove potrebbe essere vista dal piccolo giapponese Tokugawa Nobunaga, che sta facendo una ricerca scolastica sull'Islanda. Il bimbo la vedrebbe, scriverebbe un breve commento nel suo inglese stentato, ringrazierebbe e il giorno dopo si guadagnerebbe una bella A in Scienze.
Magari tutto questo non accadrà mai, ma il bello è che potrebbe succedere.
Fino a qualche tempo fa Internet era un insieme di siti statici, i cui contenuti erano fruiti passivamente dagli utenti. Con il Web 2.0 è tutto diverso: si può vedere, prendere, modificare, commentare e far girare una foto, un video, un testo scientifico, un aforisma o una notizia in pochi istanti. Un'idea può diventare famosa in poche ore e chiunque può dire cosa ne pensa. Persone si incontrano e discutono di lavoro o di hockey su ghiaccio o guardano i reciproci “filmini” delle vacanze.
E nessuno ha rubato nulla a nessuno, perché le informazioni che entrano nella Rete, con la rivoluzione targata 2.0, assumono un’identità propria, diventando in tal modo di tutti.
Informazioni e dati, dunque, che, una volta entrati nel circuito multimediale della rete, diventano subito fruibili e rielaborabili da qualsiasi utente e attraverso diverse tipologie di media.
Gli utenti diventano degli autori, non sono più solamente spettatori passivi di dati: prendono da altri e integrano, modificano, tutto in assoluta libertà, e altri faranno lo stesso con ciò che questi hanno rielaborato.
Mezzi e strumenti , insomma, che si evolvono per permettere la condivisione, l’interazione sociale, la collaborazione e lo scambio di idee tra esseri umani. Decisamente niente male.
Tante le applicazioni concrete del Web 2.0: oltre ai blog, pensiamo ai wiki o ai social network, luoghi di incontro e di scambio, momenti di conoscenza tra utenti che si uniscono in community, perché hanno qualcosa, ma a volte anche nulla, in comune.
That’s all folks!
Adesso ne sai qualcosa in più: la prossima volta che si parlerà dell’argomento potrai addirittura abbozzare un mezzo commento, invece di nasconderti dietro alle pagine del tuo quotidiano.
IL FENOMENO BLOG
Il web-log (traccia su rete) è il termine dalla cui contrazione ha avuto origine il più utilizzato termine “BLOG”.
Nasce, come molti fenomeni, negli Stati Uniti nel 1997 per poi diventare una moda anche in Italia nel 2001 con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog.
Da sistema utilizzato unicamente da università e centri di ricerca, diventa rapidamente una tecnologia alla portata di tutti. Coloro che desiderano condividere un determinato argomento, hobby o passione con altri utenti ora lo possono fare, ed è proprio in questo modo che nasce il BLOGGER, colui che scrive e gestisce un blog.
Chiunque possegga una connessione internet oggi può creare facilmente un sito in cui pubblicare articoli, opinioni e storie, spesso con lo scopo di innescare nel lettore il desiderio di “dire la propria” sull’argomento.
L’aspirante blogger ha due possibilità: creare un blog da gestire in completa autonomia usando una delle tante piattaforme di gestione (metodo solitamente usato da un’utenza professionale) o, più semplicemente, utilizzare uno dei numerosi fornitori di servizi che consentono di creare, personalizzare e gestire gratuitamente un blog.
Splinder, Clarence, Blogsome, Tiscali e Libero sono solo alcuni esempi di fornitori che sono in grado di mettere a vostra disposizione tutti gli strumenti necessari alla creazione del vostro spazio personale sul web.
Molto spesso il blog assume la funzione di un vero e proprio diario in cui il gestore rende collettive le proprie storie personali annotandovi gli eventi vissuti nel quotidiano, i propri sentimenti, le proprie emozioni.
Si tratta del BLOG PERSONALE, la tipologia più diffusa, che rappresenta solo uno dei numerosi tipi di blog esistenti.
Diffusissimo anche il BLOG TEMATICO in cui persone dislocate in luoghi tra loro lontani sono accomunate da un hobby o da una forte passione che li spinge ad “incontrarsi” per scambiarsi idee e informazioni sul web.
Molto divertenti i PHOTOBLOG che contengono esclusivamente immagini o i VIDEOBLOG dove possiamo trovare filmati spesso girati da artisti o da registi in erba.
Interessanti invece i BLOG DI ATTUALITA’ e i BLOG POLITICI attraverso i quali molti giornalisti decidono di esprimere la propria opinione su svariati argomenti e molti esponenti della politica locale raccolgono le lamentele dei cittadini cercando di risolvere i problemi insieme ad essi.
Una mania, quindi, che è letteralmente esplosa sia oltreoceano sia in Europa e che ha portato alla nascita di un numero enorme di blog in pochissimo tempo.
Ma attenzione: per aprire un blog è necessario avere qualcosa di interessante da raccontare, avere la capacità di trasformare in testo le proprie idee e, cosa fondamentale, il blog va seguito ed aggiornato costantemente.
"SOCIAL NETWORK"
Le comunità virtuali esistono ormai da molti anni, praticamente da quando internet ha cominciato a diffondersi come fenomeno di massa, ma solo negli ultimi anni si è manifestato un vero e proprio boom di interesse attorno a questo fenomeno.
Tre le tematiche attorno alle quali si sviluppano le reti sociali: l’amicizia, la ricerca del partner e il BUSINESS.
Le prime due sono web community molto apprezzate ma negli ultimi anni il social business si è sviluppato al di là di qualsiasi previsione divenendo il più redditizio dei tre, a tal punto che un sempre maggior numero di aziende investe in pubblicità su questo canale.
Entrare a far parte di un social network sul web è semplice: basta inserire il proprio profilo personale, le abilità possedute e le esperienze lavorative passate.
Solitamente si entra a far parte di una rete sociale su “invito” di un amico che già la frequenta e, nello stesso tempo, si spingono i propri amici e conoscenti fidati a fare la stessa cosa.
Si forma in questo modo una vera e propria rete relazionale all’interno della quale si ha la possibilità di conoscere gente interessante, stringere alleanze professionali, proporre idee, riallacciare rapporti con ex colleghi o compagni di università e, perché no, trovare nuove opportunità di lavoro.
Nei network sociali, infatti, possiamo incontrare il manager che vuole cambiare azienda, l’avvocato in cerca di un consiglio professionale, la donna in carriera desiderosa di progredire nel mercato del lavoro oppure il neo-laureato alla ricerca del primo impiego.
E’ importante saper scegliere la community più adatta al proprio profilo visto che le social network si stanno specializzando sempre di più sia dal punto di vista del livello professionale sia dal punto di vista geografico.
Protagonista indiscusso è Linkedin, social network nato nel 2003 che in un solo anno ha toccato i 10 milioni di iscritti in tutto il mondo.
I professionisti del web vedono in questo fenomeno la nuova frontiera degli affari on-line e l’hanno per questo motivo battezzato “SOCIAL BUSINESS NETWORKING”.
Gli esperti non hanno certo torto se si pensa che siti come Linkedin sono sempre più frequentati da manager alla ricerca di collaboratori e di nuovi talenti.
Avere un’ampia cerchia di amicizie è sempre stato il canale ideale attraverso cui trovare impiego o fare affari e oggi, con l’aiuto di internet, è possibile entrare a far parte di un network che moltiplichi sensibilmente questa opportunità.
OTTIMIZZARE UN SITO INTERNET
Non è così.
Internet è il più potente strumento di relazione esistente e permette a chiunque di entrare in contatto con altri individui, o aziende, in modo immediato ed efficace.
La maggior parte degli utenti comincia la sua navigazione all’interno del web partendo dai motori di ricerca che assumono quindi un ruolo di fondamentale importanza per chi fa uso di internet per VENDERE qualcosa.
Non tutti però sanno che i motori di ricerca hanno delle logiche e delle regole di funzionamento che vanno seguite con precisione se si desidera che il proprio sito web compaia tra le prime posizioni dell’elenco fornito da Google, così come da Yahoo, in risposta alla ricerca dell’utente.
Tale VISIBILITA’ può essere ottenuta unicamente realizzando un sito che sia il più possibile OTTIMIZZATO ovvero che risponda, per caratteristiche, alle logiche imposte dai motori di ricerca che “premiano” i siti migliori regalando loro un buon posizionamento.
OTTIMIZZARE significa realizzare un sito ben strutturato, facilmente navigabile, pulito, costantemente aggiornato, privo di ingombranti cataloghi e schede tecniche che hanno il solo scopo di rendere il sito difficile da rintracciare.
Ma significa anche realizzare contenuti validi e, soprattutto, contenenti le giuste combinazioni di PAROLE CHIAVE.
Prima di inserire qualunque tipo di keyword all’interno del proprio sito è necessario intraprendere una ricerca riguardante le chiavi più utilizzate dagli utenti per arrivare a determinati prodotti o argomenti, facendo attenzione a non ripetere eccessivamente le stesse parole.
Un mix di combinazioni sempre diverse è l’ideale per rendere più efficace il vostro sito web.
La scelta delle keywords, così come tutti gli aspetti legati alla realizzazione di un sito OTTIMIZZATO, è un’operazione delicata e strategica fortemente legata al traffico di utenti che il sito riuscirà ad ottenere.
Per questo motivo tali operazioni dovrebbero essere affidate a professionisti del settore facendo attenzione a CHI ci si rivolge.
Spesso le aziende scoprono troppo tardi di aver investito ingenti quantità di denaro per la realizzazione di un SITO INVISIBILE.
875 milioni di consumatori fanno acquisti online
A livello internazionale, più della metà di coloro che utilizzano internet hanno effettuato almeno un acquisto in rete nell’ultimo mese.
Internet non rappresenta più una tecnologia per pochi ma è diventato un mass media e una parte totalmente integrante della vita moderna. Quasi nessun aspetto della nostra vita rimane estraneo a questo mezzo di comunicazione. Dal momento che le nostre vite diventano sempre più frenetiche, appare alquanto normale che gli acquirenti si rivolgano alla impareggiabile convenienza del web quando devono cercare e comperare alcuni prodotti.
Quando Nielsen ha condotto la prima survey sulle tendenze degli acquisti in internet due anni fa, circa il 10% della popolazione mondiale (627 milioni) aveva già fatto shopping online.
Nel giro di due anni questo valore è aumentato ben del 40%.
Tra coloro che utilizzano internet per fare acquisti:
· la percentuale più alta è stata rilevata in Corea del Sud, dove il 99% di coloro che utilizzano internet hanno fatto acquisti online
· seguita da Gran Bretagna (97%)
· Germania (97%)
· Giappone (97%)
· Stati Uniti (94%)
· e al diciottesimo posto dall’Italia (89%)
Inoltre
· in Corea del Sud il 79% degli utenti di internet hanno fatto shopping nell’ultimo mese
· segue la Gran Bretagna (76%)
· Svizzera (67%)
· Stati Uniti (57%)
· più indietro l’Italia, dove gli acquirenti online nell’ultimo mese sono stati il 45% dei navigatori attivi
A livello internazionale, gli articoli più ricercati e più acquistati su internet sono: libri (il 41% è stato acquistato negli ultimi tre mesi), vestiti/accessori/calzature (36%), video/dvd/giochi (24%), biglietti aerei (24%) e elettronica (23%).
Tra coloro che utilizzano internet in Gran Bretagna:
· il 45% ha comprato libri online
· seguiti da video/dvd/giochi (44%)
· vestiti/accessori/calzature (38%)
· musica (37%)
· e un acquirente su quattro acquista biglietti aerei e prenota online
Negli Stati Uniti, nell’ultimo mese:
· il 41% ha acquistato vestiti/accessori/calzature
· il 38% ha comprato libri e
· un acquirente su tre ha comprato video/dvd e giochi
In Italia invece il ranking degli articoli più acquistati su internet (negli ultimi tre mesi) vede:
· al primo posto biglietti aerei e prenotazioni online (38%)
· seguiti da vestiti/accessori/calzature (32%)
· libri (30%)
· elettronica di consumo (28%)
· e video/dvd/giochi (21%)
Il numero dei consumatori online che compra libri su internet è aumentato del 7% negli ultimi due anni ma il maggior aumento è avvenuto nel settore dell’abbigliamento che infatti è passato dal 20 al 36%.
I maggiori acquirenti di libri su internet arrivano da paesi in via di sviluppo - Cina, Brasile, Vietnam e Egitto - e questo dato è molto significativo poiché indica un’enorme e potenziale crescita per i rivenditori della rete che, in questo modo, hanno deciso di concentrarsi sui mercati in rapida crescita.
Altro dato interessante è quello che indica che più del 70% degli Indiani e più del 60% di coloro che usano internet in Irlanda e negli Emirati Arabi ha affermato di aver comperato biglietti aerei e di avere effettuato prenotazioni su internet nell’ultimo trimestre mentre l’organizzazione di un viaggio rappresenta la quarta tipologia di shopping più diffusa sul web.
Il turismo è una categoria estremamente adattata al bisogno di internet di fornire un accesso efficiente a una gamma ampia di informazioni. Sebbene alcune aree del settore del turismo fossero inizialmente lente nell’utilizzare i benefici di internet, ora questo settore rappresenta indubbiamente un successo del mondo online, in quanto gioca un ruolo integrante nell’organizzazione e nell’esperienza dei navigatori di oggi.
I metodi di pagamento per lo shopping online
Le carte di credito rappresentano il metodo di pagamento più comune per gli acquisti in internet - il 60% dei consumatori online internazionali adoperano le loro carte di credito per acquisti recenti su internet, mentre un consumatore su quattro sceglie PayPal.
Gli acquirenti online turchi sono al primo posto nella graduatoria mondiale per l’utilizzo di carte di credito per gli acquisti online (91%), seguiti dall’86% dei consumatori Irlandesi e dall’84% dei consumatori Indiani e da quelli degli Emirati Arabi.
Mentre i consumatori dell’Asia e dell’America Latina sono più orientati a utilizzare le carte di credito rispetto ad altre forme di pagamento, le carte di debito sono utilizzate maggiormente dai consumatori della Gran Bretagna (59%) e degli Stati Uniti (40%).
Peculiare la situazione italiana, dove al primo posto nelle preferenze degli acquirenti online si posiziona PayPal (45%), seguito dalle carte di credito (43%) e dalle prepagate (42%), mentre, contrariamente agli anglosassoni, gli italiani sembrano poco propensi all’utilizzo delle carte di debito (3%).
Selezione dei siti per gli acquisti online
Secondo la ricerca Nielsen, i consumatori online tendono a visitare siti che sono più familiari per loro, con il 60% che afferma di comprare quasi sempre nello stesso sito.
Nel scegliere i siti nei quali effettuare gli acquisti, un terzo dei consumatori utilizza un motore di ricerca o semplicemente naviga per trovare il migliore negozio online. Un acquirente su quattro si affida ai consigli degli altri consumatori.
I consigli dei consumatori, siano essi amici o consumatori online, hanno un ruolo eccezionale nel processo decisionale. L’esplosione del Consumer Generated Media nell’ultimo anno dimostra che il passaparola è in forte aumento.