lunedì 22 dicembre 2008

Il Cucchiaio d’argento su iPhone


Il Cucchiaio d'Argento è un noto marchio della cucina italiana e un ricettario che vanta milioni di copie vendute in tutto il mondo. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la cucina europea era distrutta: il poco cibo disponibile non consentiva di fare grandi cose tra i fornelli e la ripresa gastronomica dovette aspettare gli anni sessanta.
Il boom economico che avvenne in seguito portò in ogni casa il frigorifero, il forno, e gli elettrodomestici. Successivamente l’entrata della donna nel mondo del lavoro innescò grandi cambiamenti: il tempo per cucinare era sempre più limitato e i piatti di lunga preparazione vennero sostituiti da ricette più pratiche e veloci.
In questo contesto nasce l'editoria culinaria proponendo ricettari facili e semplici e, per la prima volta, con un occhio rivolto all'aspetto calorico e dietetico. Nasce così il celebre "Cucchiaio d'Argento" che ha saputo stare al passo con i tempi e, nello stesso tempo, mantenere viva la tradizione culinaria italiana.
Da dove proviene il nome? "Nato con un cucchiaio d'argento in bocca" (born with a silver spoon in one's mouth) dicono, in Gran Bretagna, di una persona fortunata. Perché un tempo chi possedeva un cucchiaio, per di più d'argento, era sicuramente un privilegiato. E il fatto di "averlo in bocca" significava un ulteriore e ben più importante privilegio: non doversi mai preoccupare, dato che il pasto quotidiano era assicurato.
Nel sito del Cucchiaio d’Argento possiamo trovare un database di oltre 2000 ricette e scegliere fra 80 salse, 200 antipasti, 170 primi, 100 minestre, 340 pietanze di carne, 200 piatti di pesce, 300 di verdure e 220 di dolci.
Ma non solo: la prestigiosa guida alla buona cucina tradizionale italiana esce per Natale con la iPhone edition disponibile su iPhone ed iPod Touch, sotto forma di un pratico programma che accompagna la scelta della ricetta indicata per l'occasione, passando per la lista della spesa, la preparazione dei piatti, la scelta dei vini da abbinare. L’applicazione è in vendita on line o negli Apple Store al costo di €7,99 ed è disponibile in lingua italiana e inglese.
L'applicazione comprende 250 ricette originali selezionate dagli esperti per portare il sapore dell'Italia sulla propria tavola e preparare piatti di grande tradizione in modo semplice e con risultati certi.
Scaricata l'applicazione, comparirà nella schermata principale l'icona di un cucchiaio che darà accesso ai contenuti. L'applicativo permette una consultazione veloce e comoda navigando nel ricettario che vede le ricette suddivise per aree tematiche: tramite le Occasioni si può scegliere tra le cene per due o tra amici, ricorrenze speciali come il Natale, buffet, cene di famiglia o feste per bambini.
Attraverso le classiche Categorie si può scegliere velocemente tra gli antipasti, i primi, la carne, la pizza, i sughi, le salse e i dolci. E’ inoltre possibile attuare una ricerca in base al tipo di cottura desiderato scegliendo tra quella al forno, a vapore, al cartoccio e così via.
Sono presenti naturalmente anche ricette semplici per fare, ad esempio, un’ottima crema pasticcera o montare la maionese, ed è possibile cercare idee sfiziose impostando la ricerca a partire da un ingrediente principale. Infine le ricette preferite possono essere inserite in una raccolta personale in modo da essere immediatamente rintracciabili e, quando mancano le idee, viene in aiuto la funzione Shaker: scuotendo l'iPhone verrà selezionata una ricetta a caso dall'elenco disponibile.

Apple dice addio al MacWorld


E’ stato annunciato proprio dalla Apple: quello in programma il prossimo gennaio sarà l'ultimo MacWorld, la fiera annuale in cui vengono annunciate le novità dal mondo Apple. L'ultimo raduno di appassionati è previsto, com’è sempre stato, al Moscone Center di San Francisco tra 5 il 9 gennaio.
Seve Jobs, numero uno della società di Cupertino, a cui solitamente è affidato il discorso di apertura della conferenza, non parteciperà all'evento, lasciando la parola a Philip Schiller che è il vice direttore generale del marketing di Apple.
Il palco del Moscone Center di San Francisco ha visto Jobs protagonista per gli ultimi undici anni con i suoi keynote, che milioni di fan in tutto il mondo aspettavano ansiosamente per conoscere le ultime novità.
Negli ultimi tre anni, ad esempio, dal MacWorld è stato annunciato il passaggio ai processori Intel, il lancio dell’iPhone e il MacBook Air. Tutti eventi di fondamentale importanza per Apple che hanno richiamato l’attenzione dei media del mondo intero, presenti a San Francisco con inviati e corrispondenti.
Naturalmente sul web sono impazzate le polemiche, le speculazioni e le discussioni da parte dei fan della Mela: c’è chi ipotizza l'assenza di nuovi prodotti da lanciare per quella data, chi punta il dito sulla crisi economica che obbligherebbe le aziende a tagliare i costi e chi parla del ritiro del grande boss di Cupertino.
La spiegazione che è stata data dalla società lascia un po’ a desiderare: Apple ha spiegato che la partecipazione alle fiere è diventata ormai una parte marginale del proprio marketing. La società in effetti raggiungerebbe molti più clienti attraverso forme innovative di distribuzione, come il suo negozio Internet, visitato in media da 3,5 milioni di persone alla settimana.
David Yoffie, professore di Harvard, calcola che nel 2007, con la presentazione dell’iPhone, Apple abbia avuto sui giornali, tv e internet l’equivalente di 400 milioni di dollari di pubblicità gratuita, solo negli Usa.
Non è il primo abbandono alla partecipazione di eventi un tempo considerati importanti, è già successo con il MacWorld di New York e il MacWorld di Tokyo. Il segnale è chiaro: le fiere appartengono ormai al passato e Apple ha bisogno di nuove forme di comunicazione.
Quel che è sicuro è che si sta chiudendo un’epoca in cui almeno una volta all'anno si poteva ascoltare il guru Steve Jobs che illustrava alla folla presente le meraviglie del mondo Mac.

domenica 21 dicembre 2008

L’Ecofont

La notizia è davvero interessante: una ditta olandese situata ad Utrecht, la Spranq, ha avuto la geniale idea di lanciare un nuovo tipo di font (carattere) ecologico chiamandolo, appunto, ECOFONT.
E’ ecologico in quanto consente di risparmiare notevoli quantità di inchiostro. In che modo? La società olandese ha utilizzato un font libero e l’ha modificato aggiungendo dei piccoli "buchi" che, in quanto tali, dovrebbero permettere il risparmio previsto.
La Spranq, che è un’agenzia di comunicazione creativa, ha dichiarato che l'operazione ha richiesto un certo periodo di tempo per riuscire a trovare un buon compromesso tra leggibilità e risparmio.
Le stampe che facciamo ogni giorno per uso interno portano ad un grosso spreco non solo di carta, ma anche di inchiostro. Solitamente in queste occasioni la qualità della stampa non è molto importante e quindi possiamo andare a realizzare delle stampe con qualità bassa (bozza veloce).
Secondo la Spranq le cartucce di inchiostro possono durare ancora più a lungo facendo uso del nuovo carattere.
Dopo lunghe prove con tutti i tipi di forme, i migliori risultati sono stati ottenuti utilizzando dei piccoli cerchi. Questi test sono durati alcuni mesi in cui sono state provate e scartate numerose altre possibilità come quadratini, barrette, triangolini e addirittura asterischi.
Alla fine il pool di esperti ha optato per quel tipo di carattere che avrebbe consentito il maggior risparmio: l’Ecofont infatti permette di utilizzare fino al 20% in meno di inchiostro che non è poco se abbinato alla funzione di stampa rapida.
Naturalmente i cerchi all’interno delle lettere sono impercettibili stampando normalmente con un corpo tradizionale (il font in questione è stato testato con OpenOffice, AppleWorks e Microsoft Office). Con una stampante laser si ottengono i risultati migliori.
In ogni caso il documento stampato utilizzando questo font mantiene un’altissima leggibilità, senza dare nessun problema al lettore.
Questa è la dimostrazione del fatto che, molto spesso, le idee più semplici sono anche le idee più geniali. Per chi fosse interessato a sperimentare la novità, Ecofont può essere scaricato gratuitamente dal sito www.ecofont.eu.
La Spranq ha dichiarato che non intende trarre profitto da Ecofont, pertanto esso rimarrà un font assolutamente libero.

La capitale è Wi-Fi

La Provincia di Roma si sta modernizzando e, entro il 2010, coprirà il proprio intero territorio con 500 hot-spot Wi-Fi che consentiranno di collegarsi gratuitamente a Internet. L’obiettivo è quello di dotare ogni comune del territorio di almeno un punto di accesso gratuito a internet senza fili, secondo le linee guida definite dal "Piano Innovazione" della provincia di Roma.
La sperimentazione è partita il 18 dicembre, con la presenza di Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, che ha dichiarato: “questa è la dimostrazione che un impegno preso in campagna elettorale può cominciare a diventare realtà”. La connessione gratuita a internet per tutti era infatti uno dei punti del programma elettorale di Zingaretti alle ultime elezioni.
Con il termine hot-spot ci si riferisce comunemente ad un'intera area dove è possibile accedere ad Internet senza fili, utilizzando uno specifico protocollo fisico di rete (lo standard più diffuso è il Wi-Fi), attraverso il servizio fornito da un provider. Più precisamente è il termine che indica un'area dove un provider di accesso per rete wireless consente di collegarsi.
In tutta Europa è possibile ormai trovare hot-spots per accedere ad Internet in ristoranti, stazioni ferroviarie, aeroporti, librerie, alberghi ed in moltissimi altri luoghi aperti al pubblico.
In Italia è raro trovare punti di accesso realmente gratuiti per accedere alla Rete in questa modalità e la maggior parte degli esercizi pubblici mette a disposizione il proprio hot-spot dietro pagamento di tariffe a gettone.
Una legislazione troppo restrittiva, che solo di recente è stata abolita, ha fatto si che in Italia questo tipo di servizio si diffondesse con molto ritardo rispetto alle medie europee.
Altri hot-spot sono stati installati nei pressi di Villa Borghese, Villa Torlonia, Villa Ada e Villa Pamphilj e, entro Natale, saranno attivi tutti e 50. Si tratterà sempre di aree pubbliche che verranno indicate da apposita segnaletica, nelle quali sarà possibile usufruire del servizio.
Chiunque, purché possieda un dispositivo con supporto Wi-Fi e si trovi a 100/150 metri da uno di questi, potrà sfruttare la rete messa a disposizione dalla Provincia. Inizialmente ci si potrà collegare solo per un'ora al giorno e, nel rispetto del decreto Pisanu, bisognerà fornire le proprie generalità tramite registrazione gratuita durante la prima connessione.
Cittadini e turisti potranno accedere gratuitamente alla rete Internet sostando con il proprio computer portatile nei punti più suggestivi e significativi della città. Il progetto “Roma Wireless” coinvolgerà 4 milioni di persone, un territorio di 5.000 km quadrati e 121 Comuni.

mercoledì 17 dicembre 2008

Il caricabatteria universale

In questo periodo, la Commissione dell’Unione Europea sta analizzando un particolare settore della telefonia mobile, ovvero quello dei caricabatterie. La maggior parte dei cellulari, infatti, utilizza un caricabatterie che è compatibile esclusivamente con quel singolo modello o al massimo con alcuni modelli della stessa serie.
Secondo un recente studio avvenuto in Francia, ogni 20 mesi, circa 50 milioni di caricabatterie per cellulari diventano spazzatura, provocando un danno ambientale ed economico di proporzioni enormi.
Perché ogni produttore e addirittura ogni modello di cellulare deve avere il proprio specifico caricabatterie con il proprio specifico connettore quando sarebbe molto più semplice ed efficace usarne uno solo con una connessione standard?
Se, come ipotizza l’eurodeputato radicale Marco Cappato, "si sviluppassero caricabatterie universali, il consumatore potrebbe acquistare un telefono cellulare che ne è privo" continuando ad utilizzare il caricabatteria “vecchio” e perfettamente funzionante. Il Commissario europeo all'Industria Gunter Verheugen ha risposto all'interpellanza di Cappato in una maniera che fa ben sperarare: "nel settore dell'armonizzazione dei caricabatteria dei telefoni cellulari, esistono già o sono in fase di sviluppo numerose norme; stiamo lavorando verso uno standard unico per i caricabatterie che vede nella norma Usb una valida soluzione al problema".
"Nell'Unione europea - è il ragionamento di Cappato - il numero di telefonini in uso supera i 500 milioni e altrettanti sono i caricabatterie, al momento ne esistono più di trenta diversi tipi. Oltre alla mancata interoperabilità dei caricabatteria di telefoni di marche diverse, sottolinea l'europarlamentare, la gran parte dei produttori modifica il connettore di ogni nuovo modello senza una reale motivazione tecnica".

Certo, resterebbe il problema delle batterie diverse per tensione, amperaggio e capacità ma la creazione di un caricabatterie "quasi universale" non è impossibile. Secondo Cappato anche se le batterie sono diverse per tensione, capacità e composizione chimica (come ad esempio litio e nickel), "è possibile progettare un numero limitato di modelli universali".
Il motivo per cui ci sono infinite tipologie di caricabatterie non è tanto il tentativo dei produttori di legare a sé il cliente, quanto il business degli accessori e dei ricambi: un caricabatteria per cellulare genera utili straordinariamente elevati per il produttore, il distributore e il venditore finale. La stessa cosa accade con gli elettrodomestici, con le automobili e così via.
Si pensa che la Commissione introdurrà l'obbligo di caricabatterie universali a partire dal 2010, obbligando tutti i produttori ad adottare uno standard unico. Un'ottima notizia non solo sul fronte ambientale, visto che questo cambiamento potrebbe portare ad un risparmio di circa 10 euro sull'acquisto di un nuovo cellulare.

La neutralità della Rete


I fornitori di accesso a internet hanno il compito di interagire tra loro affinché la Rete rimanga neutrale. La neutralità della rete non consiste nel chiedere l'accesso gratuito e nemmeno nell’affermare che qualcuno non dovrebbe poter pagare di più per una maggiore qualità del servizio. È sempre stato così, e sempre lo sarà.
Neutralità della rete significa invece che, a prescindere dal provider che scegliamo per connetterci, l'accesso ai contenuti è lo stesso per tutti: tutti sono collegati a tutti e nessun contenuto viene privilegiato.
Se la neutralità della rete venisse a mancare, inizierebbe un processo secondo il quale ognuno potrebbe scegliere un provider di accesso sulla base dei contenuti che fornisce. I provider, insomma, potrebbero fornire il servizio di connessione a Internet favorendo alcuni contenuti del web rispetto ad altri e si verrebbe a creare una rete basata su favoritismi e vantaggi per i fornitori di contenuti da parte degli Internet Service Provider (naturalmente in cambio di qualcosa).
La neutralità della rete è stata recentemente minacciata dai legislatori statunitensi che, spinti dalle richieste di grandi provider, stanno valutando l'introduzione di quella che viene chiamata Internet a 2 velocità, una riforma che riguarda le norme sulle telecomunicazioni
AT&T, il gigante mondiale delle telecomunicazioni, si è schierato a favore della riforma di abbattimento del criterio di neutralità mentre si oppongono non solo i creatori di Internet (Tim Berners e Vint Cerf) ma anche aziende come Microsoft, eBay e Amazon.
Anche Google sembrava opporsi alla fine della democrazia di Internet mentre le voci che si sentono in questi giorni fanno pensare al contrario. Secondo un articolo uscito recentemente sul Wall Street Journal, Google avrebbe l’intenzione di dar vita ad un progetto chiamato OpenEdge.
Secondo l'articolo, con questa strategia l'azienda di Mountain View vorrebbe stringere alleanze con i principali provider statunitensi, così da avere una sorta di "corsia preferenziale" per la fornitura dei propri servizi, che arriverebbero più velocemente sui pc degli utenti rispetto alla concorrenza.
Il clamore è stato enorme a livello mondiale, del resto tale riforma, seppur avvenga in America, per via della natura di Internet interessa tutto il globo. Google ha immediatamente cercato di chiarire la situazione definendo l’articolo “iperbolico e fuorviante”.
Si pensa che potrebbe esserci poco di vero nelle indiscrezioni del Wall Street Journal. A quanto pare Google è effettivamente in trattative con alcuni provider americani, ma solo per l'installazione di server che facciano da cache per migliorare i tempi di accesso ai servizi minimizzando il consumo di banda. Google, inoltre, non avrebbe l'esclusiva e nessuno impedirebbe ad altri soggetti di fare la stessa cosa.

Wii sotto accusa


La console Wii di Nintendo viene presentata ufficialmente alla fine del 2006. La sua particolarità consiste nel Wii Remote (o Wiimote), l'innovativo telecomando che ha reso immediato ed enorme il suo successo, sorpassando console ben più potenti come la Sony Playstation 3 e la Xbox 360 di Microsoft.
A luglio 2007 le consolle vendute hanno toccato quota 9 milioni, 100.000 unità in più rispetto alla Xbox 360 e svariati milioni in più rispetto alla Playstation 3. Nel 2008 si prevede che le vendite, seguendo il trend corrente di 718.000 nuove Wii, possano sorpassare gli oltre 10 milioni di pezzi venduti della Xbox 360.
L'obiettivo della Wii non è mai stato quello di entrare in competizione con Sony o Microsoft ma quello di creare una piattaforma di gioco semplice, silenziosa ed economica. I giochi sono ottimizzati per l'utilizzo con il Wiimote e tutto punta alla giocabilità e al divertimento piuttosto che alla grafica. Il primo gioco allegato alla confezione è Wii Sports che sfrutta al massimo il controller con il tennis, il golf, la boxe e così via.
Wiimote, il controller della Nintendo Wii chiamato anche Telecomando Wii, free hand controller o Wi Remote, utilizza un approccio differente da quello tradizionale, nel tentativo di risultare interessante per un pubblico più vasto. Ha la forma di un comune telecomando da televisione e viene tenuto in una sola mano.
Il controller rappresenta la vera novità rispetto agli ultimi venti anni di design di console: i led a infrarossi incorporati nelle estremità della Wii Sensor Bar, la barra sensore da porre sopra o sotto la televisione, permettono al controller di percepire il puntamento verso lo schermo mentre altri sensori nello stesso controller gli permettono di percepire l'inclinazione e la rotazione.
I giocatori possono quindi mimare delle azioni e "sentirle" attraverso la vibrazione anziché che premere semplicemente dei pulsanti. Si mimano azioni come pescare, suonare la batteria, dirigere un'orchestra, sparare, combattere ecc. La comunicazione tra controller e console Wii utilizza la tecnologia Bluetooth.
Una storia di successo se non fosse per quei “piccoli” incidenti domestici provocati dalla rottura del laccio che stringe il Wiimote al polso del giocatore, con conseguente lancio involontario del telecomando e rottura di televisori, finestre e piccole ferite alle persone.
Gli incidenti si sono verificati subito dopo il lancio della console e la Nintendo è intervenuta con la sostituzione dei lacci con una versione più resistente e con l’invio di un'e-mail a tutti i giocatori registrati per chiedere di usare il telecomando con attenzione, illustrando alcune condizioni di sicurezza.
E’ di questi giorni la notizia secondo la quale una signora di Littleton, nel Colorado, ha fatto causa alla Nintendo per 5 milioni di dollari. Nonostante Nintendo abbia sostituito per ben due volte i lacci, la situazione non è migliorata. Tanto che è nato addirittura un sito che racconta i danni causati a cose e persone dal "lancio" di un Wii Remote.

sabato 13 dicembre 2008

Internet: i servizi

Il termine Internet indica un gruppo di computer che sono connessi fra loro impiegando protocolli (descrizioni di tecnologie) standard per scambiarsi informazioni. La popolarità guadagnata da Internet è l’avvenimento più importante che si sia verificato nel mondo dell’informatica dopo la presentazione del Pc IBM nel 1981. L’analogia con il Pc è appropriata per svariate ragioni. Il personal non era perfetto: alcune sue caratteristiche specifiche erano discutibili o persino scadenti. Nonostante ciò, la sua popolarità aumentò a tal punto da farlo diventare lo standard di riferimento per lo sviluppo delle applicazioni.
Internet è oggi un insieme disorganico di reti di computer interconnesse, commerciali e non, fra le quali vi sono alcuni servizi di informazioni on-line, a cui gli utenti possono abbonarsi. I server sono sparsi per il mondo, e sono connessi a Internet attraverso diversi percorsi ad alta e bassa capacità. La maggior parte dei clienti utilizza i personal computer per collegarsi al sistema tramite la rete telefonica, che ha una bassa ampiezza di banda e non può quindi portare molti bit (sono necessari 8 bit per un carattere) al secondo. Il congegno che connette le linee telefoniche ai Pc è il modem (abbreviazione di modulatore-demodulatore) che converte gli 0 e 1 (uniche unità di memorizzazione comprensibili dai computer) in suoni. Nei primi tempi dei Pc IBM, i modem erano piuttosto lenti e trasportavano dati al ritmo di 300 o 1200 bit al secondo. La maggior parte dei dati trasmessi a queste velocità attraverso le linee telefoniche erano costituiti da testi perché, essendo così scarsa la quantità di informazioni che si poteva trasmettere ogni secondo, la trasmissione di immagini era penosamente lenta. I modem più veloci sono diventati economicamente molto più abbordabili. Oggi molti modem sono in grado di inviare e ricevere 28.800 e 33.600 bit al secondo. Da un punto di vista pratico questa è una velocità di trasmissione ancora insufficiente per molti tipi di trasmissioni, quali ad esempio i filmati.
Un servizio Internet molto diffuso è la bacheca elettronica, un posto in cui si lasciano messaggi che possono venire letti da chiunque. Ne risulta una conversazione pubblica tra persone che ricevono messaggi e rispondono. Questo scambi sono, di solito, asincroni: chi manda e chi riceve il messaggio non conversano in tempo reale, ma in differita nel tempo. Su Internet, dove le bacheche elettroniche (che spesso non hanno un direttore o moderatore) sono chiamate usenet newsgroups , esistono migliaia di gruppi di persone che partecipano a discussioni su argomenti molto specifici, come le macchine Ford o i misteri dei Maya. Potete scaricare tutti i messaggi riguardanti un determinato tema, o soltanto i messaggi più recenti, o solo quelli che rispondono a un altro specifico messaggio, e così via.
Oltre alla posta elettronica e allo scambio di file, Internet consente il Web browsing, che è una delle sue applicazioni più popolari. Il World Wide Web (o brevemente WWW) fa riferimento ai server connessi a Internet che offrono pagine grafiche di informazione. Quando ci si collega con uno di questi server, compare una pagina con un certo numero di links (collegamenti ipertestuali). Quando si attiva un link cliccandoci sopra con il mouse, si passa alla relativa pagina che contiene ulteriori informazioni e altri links. Questa pagina può avere sede sullo stesso server, o su un qualunque altro server collegato a Internet.
La facilità con la quale società e persone possono pubblicare informazioni su Internet sta cambiando completamente il significato stesso del termine pubblicare. Internet si è affermata proprio perché offre uno spazio dove pubblicare contenuti. E ha abbastanza utenti da trarre beneficio dall’instaurarsi di un circolo positivo: più abbonati trova, più contenuti offre, e più contenuti offre, più abbonati trova.

L’importanza delle Killer Applications

Quando si implementa un sito Web, oltre alla diffusione della sua esistenza nella grande marea di siti che costituiscono Internet si dovrebbe cercare di renderlo interessante, anche se tutto ciò potrebbe mettere in secondo piano le vere finalità per cui il sito è stato creato. Si verrebbe a creare, cioè, una killer application!
Una killer application (o in breve kill app) è una prerogativa collaterale di una tecnologia che si dimostra così interessante, anche se magari non è stata neppure prevista dall’inventore, da animare eccezionalmente il mercato e da far considerare alla gente un prodotto assolutamente indispensabile. Senza di essa, un’invenzione non prenderebbe piede: proprio per tale motivo, per esempio, nel campo dell’elettronica di consumo il cinema a tre dimensioni e la quadrifonia si sono rivelati clamorosi fallimenti commerciali. Per meglio comprendere l’importanza delle kill app ritengo utile fare alcuni esempi …
Negli anni Settanta gli elaboratori di testi hanno portato i microprocessori negli uffici delle aziende. All’inizio ciò accadde grazie a macchine dedicate (come le Wang), che erano impiegate esclusivamente per la stesura di documenti. Il mercato degli elaboratori di testo dedicati crebbe con incredibile rapidità, fino a contare più di cinquanta produttori, le cui vendite globali superavano il miliardo di dollari l’anno. Nel giro di un paio d’anni comparvero i PC; la loro capacità di eseguire diversi tipi di applicazioni era qualcosa di nuovo: la loro killer app. Un utente di PC poteva uscire da WordStar e avviare un’altra applicazione, come il foglio elettronico VisiCalc o il database dBASE. Ovviamente le funzioni offerte da ciascuno di questi programmi erano limitate rispetto alle macchine dedicate della Wang, ma messi insieme, WordStar, VisiCalc e dBASE erano abbastanza interessanti da poter indurre all’acquisto di un PC. Erano le sue killer app!
Un sito Web, dunque, come qualsiasi altra nuova invenzione destinata al successo duraturo nel mercato, dovrebbe contenere inattesi oggetti (quali immagini, suoni, applicazioni …) e servizi killer che catturino la fantasia degli utenti; solo in questo modo, a mio parere, si potrebbero contrastare siti Web che offrono una più vasta ricchezza di contenuti.
Il Sito in primo momento verrebbe ricordato solamente per la sua killer application, e forse successivamente sarebbero apprezzati anche i contenuti per i quali l’autore aveva deciso di costituirlo …

Organizzazione dei contenuti di un sito web

Una volta pianificati i contenuti bisognerà cominciare ad organizzarli in modo adeguato. E’ buona abitudine quella di produrre pagine brevi, scritte in un linguaggio chiaro e, se possibile, utilizzando le convenzioni più diffuse e consolidate.
Non va dimenticato che uno schermo per computer provoca stanchezza nel caso di sessioni di lettura troppo lunghe. E’ necessario, inoltre, tener conto della natura intrinsecamente trans-nazionale della rete e rispettare regole come la netiquette (insieme di regole di buona educazione in rete), convenzioni sulla nomenclatura di pagine ed indirizzi. Altre semplici regole, più che altro frutto di consuetudini, sono le seguenti:
- Evitare il più possibile i blink (scritte lampeggianti generate in HTML);
- Gestire le fasi di pubblicazione in modo da eliminare diciture tipo “Lavori in corso”;
- Prevedere esplicativi messaggi di errore (ad esempio se si fa un collegamento a un URL inesistente) che, se lasciati al server, sono generalmente molto criptici;
- Verificare la leggibilità dei contenuti su monitor diversi e piattaforme diverse. Capita infatti che un pattern di sfondo gradevole sul nostro PC, renda illeggibile la stessa pagina su un altro computer;
- Ridurre al minimo per l’utente la necessità di usare le barre di scorrimento;
- Sviluppare uno schema di navigazione semplice e coerente, che consenta ai visitatori di accedere alle informazioni utili il più rapidamente possibile, facilitando in tal modo il reperimento di tutte le informazioni presenti sul sito;
- Attirare l’attenzione dei visitatori verso le parti più importanti delle pagine, usando ad arte le animazioni per evidenziare gli elementi più rilevanti;
- Dare a tutte le pagine del sito un aspetto e comportamento coerenti;
- Non utilizzare più di uno o due caratteri per lo stesso sito;
- Riutilizzate le immagini in più parti del sito, fruttando in tal modo la cache del browser e velocizzando il caricamento;
- E’ opportuno che la dimensione totale di ogni pagina non superi i 50 Kbyte (questo valore comprende anche le immagini e gli altri elementi collegati, ad esempio gli applet Java);

Consigli per pubblicare un Sito Web

Prima di dare inizio ad una qualunque pubblicazione di contenuti è necessario sapere esattamente cosa si intende pubblicare, prevederne l’organizzazione e predisporre l’incrementabilità. Bisogna sempre chiedersi quali siano le aspettative dell’utente che fruirà del vostro sito, cercando di migliorare l’aspetto dell’usabilità generale.
Rendere le informazioni facilmente raggiungibili è la prima cosa; immediatamente dopo bisogna dare, ovunque sia possibile ed in modo ipertestuale, informazioni aggiuntive. In questo modo si strutturano al meglio i contenuti e si preservano sintesi e incrementabilità.
Una delle caratteristiche da introdurre immediatamente nel progetto è la possibilità per gli utenti di fornire feedback, ossia informazioni inerenti al sito Web. Sarà così possibile sentire gli umori degli utenti sin dal primo giorno di pubblicazione ed individuare in fretta i punti critici. E’ importante che l’effetto comunicativo sia reale ed efficace e non presunto. Date un immediato posizionamento della vostra iniziativa. Collocatela nel vostro contesto sociale, con la citazione di tutte le appartenenze, sinergie e quant’altro. In tal modo l’utente disporrà di ulteriore informazione per orientarsi, comprendere e raggiungere i contenuti che cerca.

I difetti più comuni dei siti Web

Collegandosi per la prima volta a Internet e frequentando perlopiù siti noti, si ha l’impressione che le interfacce siano piuttosto simili, per velocità e disegno. L’impatto con il grande caos di forme e contenuti avviene in un secondo momento e precisamente quando si abbandonano i percorsi classici e ci si infila nel sottobosco dei link e degli ipertesti. In molti casi le pubblicazioni su Web non sono altro che una riproduzione di contenuti pensati e redatti per gli altri media. E ciò va contro la prima regola fondamentale delle interfacce, ovvero quella che impone che le informazioni siano presentate in modo adatto al media.
Se una pubblicazione fa un massiccio uso di immagini non si può riproporla allo stesso modo sul Web. E’ necessario considerare la fruibilità del sito e dunque ridurre al minimo i contributi grafici. Alcuni siti soffrono, invece, di eccessi di tecnologia e presentano frame, applet Java o plug-in particolari, senza che ce ne sia un reale bisogno e talvolta ciò significa solamente ridurre il proprio bacino d’utenza a quelle persone che dispongono di un computer particolarmente veloce o semplicemente di un browser adeguato.
Capita spesso di vedere pagine molto lunghe che contravvengono alle caratteristiche più importanti dell’ipertesto: la sintesi e l’organizzazione “non-lineare” delle informazioni. In alcuni casi non vi è sufficiente navigabilità. Non è raro imbattersi in un sito abbellito con i frame ma in cui non si riesce a navigare bene perché manca un comando del tipo “Torna alla pagina precedente”.
Nel caso di siti commerciali l’aspetto grafico rappresenta una caratteristica fondamentale perché, come i contenuti, ha la forza di attrarre gli utenti. Il progetto dell’interfaccia dei software (siano essi pagine Internet o programmi applicativi) costituisce oggi un nuovo ramo del design.

La storia della Rete

Negli anni Sessanta alcuni ricercatori americani cominciarono a fare esperimenti collegando alcuni computer fra loro attraverso le linee telefoniche, usando i fondi dell’Advanced Reserarch Projects Agency (ARPA) del dipartimento della difesa degli Stati Uniti. L’ARPA voleva vedere se computer che si trovavano in luoghi diversi potevano essere collegati usando una nuova tecnologia conosciuta come commutazione di pacchetto.
Questa tecnologia, mediante la quale i dati diretti verso una certa destinazione sono spezzati in piccole parti, ognuna con il proprio “indirizzo di destinazione”, portava con sé la speranza di rendere possibile a diversi utenti di usare e condividere la stessa linea di comunicazione. Cosa altrettanto importante, dal punto di vista di ARPA, era che questo sistema permetteva la creazione di reti che potevano automaticamente dirottare i dati evitando computer e circuiti bloccati e fuori uso.
L’intenzione di ARPA non era quella di creare l’odierna comunità internazionale di utilizzatori della Rete ma di sviluppare una rete che potesse continuare a funzionare anche in caso di attacco nucleare. I precedenti tentativi per mettere in rete i computer richiedevano una linea per ogni computer sulla Rete, una sorta di ferrovia mono-binario. Il sistema a pacchetti permette la creazione di superstrade per i dati in cui un gran numero di veicoli può condividere la stessa corsia. Ad ogni pacchetto viene fornito l’equivalente computerizzato di una cartina geografica e di un timbro numerato così che possa raggiungere la destinazione esatta dove venire poi riassemblato in un messaggio che possa essere utilizzato da un altro computer o da un essere umano. Questo sistema permette ai computer di condividere i dati e ai ricercatori di scambiare posta elettronica, o e-mail. In se stessa, l’e-mail è una specie di rivoluzione: offre la possibilità di spedire lettere dettagliate alla velocità di una telefonata. Quando questo sistema, conosciuto come ARPANet, crebbe, alcuni intraprendenti studenti di college (ed uno delle scuole superiori) svilupparono un modo di usarla per tenere delle conferenze online. Queste iniziarono come discussioni orientate al mondo scientifico, ma presto si sono ramificate fino a coprire praticamente ogni argomento, man mano che la gente ha compreso le potenzialità di poter “parlare” a centinaia, o addirittura migliaia di persone.
Negli anni Sessanta ARPA ha aiutato lo sviluppo di regole, o protocolli, per trasferire i dati tra differenti tipi di reti di computer. Questo protocollo “Internet” (da “internetworking”, interconnessione) ha reso possibile lo sviluppo della rete internazionale che abbiamo oggi e che collega ogni tipo di computer attraverso i confini nazionali. Prima della fine degli anni Settanta, si sono sviluppati i collegamenti tra ARPANet e i servizi corrispondenti negli altri paesi. Il mondo è ora unito in una ragnatela di computer.
Negli anni Ottanta questa rete di reti, che diventa comunemente nota come Internet, si espande con velocità fenomenale. Centinaia, poi migliaia, di università, enti di ricerca e agenzie governative iniziano a connettere i loro computer a questa rete mondiale. Alcuni hobbisti intraprendenti e alcune aziende, che non pagavano volentieri gli alti costi di accesso a Internet impararono come fare a collegare i propri sistemi a Internet, anche se “solamente” per la posta elettronica e le conferenze. Alcuni di questi sistemi cominciarono ad offrire l’accesso al pubblico. Ora chiunque abbia un computer e un modem (e tenacia) può girare per il mondo.
Negli anni Novanta la Rete continua a crescere in modo esponenziale. Alcune stime dicono che il volume dei messaggi trasferiti attraverso la Rete cresce del 20 per cento al mese.

Piano e-Marketing: benchmarking

Cercando di rispondere a semplici domande come "a chi" rivolgersi, "cosa" necessita al nostro potenziale cliente, "come" offrire soluzioni.

Arrivati a questo punto abbiamo ben presente la mission, gli obiettivi e il target, difficilmente si avrà la possibilità di essere i primi arrivati (first comers). Da una parte questo rende più complesso il lancio di un'attività, dall'altra lo facilita in quanto il mercato è già stato esplorato da altri: migliorare è più facile che creare.

La concorrenza (competitors).

Si può pensare che un'attività su Internet abbia per concorrenti i soli siti che offrono lo stesso servizio o gli stessi contenuti. In realtà non è esattamente così.

Partiamo dal presupposto che non esiste una sola soluzione ad ogni problema. Lo stesso bisogno può essere soddisfatto in vari modi e tramite vari mercati.

Ad esempio, se il vostro cliente-internauta ricerca informazioni tecniche sui vari linguaggi di programmazione non è detto che si limiti a ricercarle solo online. Si recherà in libreria, si informerà su eventuali corsi di formazione in aula, acquisterà riviste di settore ecc.

L'esempio deve servire solo a far comprendere come il vostro "mercato di riferimento" non sia solo l'insieme dei competitors più vicini e simili alla vostra attività.

Soprattutto su Internet il mercato deve essere analizzato in maniera allargata. I vostri competitors potrebbero essere apparentemente lontani dal vostro business online, ma saranno comunque un'alternativa ai vostri servizi.

I competitors leader.

Esiste un competitor con un brand affermato? Ad esempio, ricercare un libro da acquistare online negli USA è spesso sinonimo di Amazon.com. In questi casi le barriere di ingresso nel mercato sono elevate. E' necessario pianificare un gran numero di campagne pubblicitarie sia online che offline e un ampio budget di spesa. Inoltre è opportuno offrire servizi a valore aggiunto per il cliente, che vi differenzino dal competitor leader di mercato.

In assenza di budget meglio guardare altrove.

"Come il cliente ricerca il servizio" sia online che offline.

Generalmente i motori di ricerca sono il primo strumento online utilizzato.
Stilate una lista di parole che identifichino il vostro servizio dal punto di vista del cliente ed effettuate la ricerca su più search engine e su più directory. E' consigliabile effettuare le ricerche per combinazioni di due o tre parole. Il risultato sarà la lista dei vostri principali competitors online.

Come già detto precedentemente, i vostri competitors possono anche non essere presenti su Internet. In fin dei conti l'internauta è una persona.

Ricercate informazioni anche off-line sui servizi che intendete offrire. I canali possono essere numerosi.

Web Marketing

Anche per i siti web assume sempre maggiore importanza la stesura del piano e-marketing.
Come si realizza un piano di e-marketing? Non esiste una ricetta valida per ogni modello di business in quanto il piano di e-marketing è il riflesso dell'attività reale e delle sue peculiarità. Esistono, tuttavia, dei passi da seguire per qualsivoglia piano d'azione:

1) Fissare uno o più "obiettivi"
2) Scegliere il proprio "target"
3) Analizzare il mercato e la concorrenza
4) Determinare delle "strategie" e dei tempi per raggiungere
gli obiettivi
5) Valutare la redditività del business
6) Monitoring dei risultati.

Il primo elemento è tanto importante quanto spesso trascurato: gli obiettivi.

La scelta degli obiettivi dipende da voi stessi. Un obiettivo può consistere nella volontà di incrementare le proprie vendite di beni o di servizi in modo diretto (e-commerce) o indiretto (raccolta contatti qualificati); o, anche, nel caso dei fornitori di contenuti, di aumentare l'audience del proprio sito a scapito dei concorrenti per accrescere la raccolta pubblicitaria, ecc.

Iniziamo con uno slogan: "Internet NON è la vostra vetrina sul mondo".

Internet è tecnologicamente globale, ma i vostri messaggi saranno sempre destinati ad una particolare nicchia di internauti.
Qualsiasi attività amatoriale o professionale dovrà tenere ben presente "a chi” comunicare il messaggio, ossia il conoscere Target di riferimento. In primo luogo, l’indagine verte sulla scoperta dei suoi interessi, la sua età, la sua professione, il reddito, l'istruzione, ma soprattutto se queste persone pratichino il web! L’assenza online del target di riferimento termina sul nascere qualsiasi piano di marketing.

Esistono vari modi per scoprire la presenza online del target.

1) Ricercare il maggior numero di statistiche sulla popolazione online
2) Indagare sull’uso che i vostri clienti facciano di Internet
3) Analizzare i servizi offerti dai siti “competitors”

Una volta avete scoperto “con chi” comunicare, generalmente ci si concentra poi sul “cosa” comunicare e soprattutto: sull’offrire un “valore aggiunto”; sul “perché” tale persona dovrebbe visitare il vostro sito; su “cosa si aspetta” da voi; sui “quali servizi vada cercando”.
Per qualsiasi modello di business non fallimentare la concorrenza è già presente online.

Nulla di grave. Su Internet esistono numerosi siti di successo ma pochi brand affermati.

Ad esempio Amazon è un sito di successo che ha creato un proprio brand: chi cerca un libro online pensa subito ad Amazon. Osservando i competitors si ha la possibilità di analizzare il loro modello di business, i loro servizi e le loro inadempienze. In modo tale da poter differenziare la propria offerta in un particolare aspetto critico (prezzi, community, servizi ecc.) in cui i competitors sono carenti.

Nel caso di assenza di competitors, l’attività assume le caratteristiche “pionieristiche".

Questo non significa percorrere una strada più semplice, anzi. Una buona idea non andrà realizzata in economia e con budget limitati. Si farebbe il gioco della concorrenza futura dotata di maggiori capitali. Prima di realizzare la propria idea innovativa è preferibile confrontarsi prima con un finanziatore esterno in Venture Capital o con un Incubator per godere, così, di maggiori mezzi commerciali tali da creare rapidamente un brand noto, scongiurando un eventuale “scippo” di creatività.

Le strategie sono il "come" raggiungere i propri obiettivi e il "quando".

In prima istanza possiamo solo spiegare il concetto generale di strategia online:

"Una strategia online è l'insieme di azioni pianificate in steps sequenziali per il raggiungimento di uno o più obiettivi prefissati".

Esistono varie leve tradizionali (marketing mix) ed altre specifiche per il web: banner, posizionamento sui motori di ricerca, tecniche di below the web, promozioni, concorsi, partnership, affiliazioni ecc.

Nel 1999 si proclamava la nascita di una "nuova" economia, in cui i vecchi criteri della redditività sembravano non avere senso.

La realtà dei fatti ha mostrato che "Internet" è solo un mezzo, qualsiasi attività online e offline continua e continuerà a confrontarsi con costi e ricavi. A questo punto ci sono tutti gli elementi per valutare i costi di struttura e delle strategie da attuare e i ricavi attesi.

Ci limiteremo ad un solo consiglio:

"Evitare di valutare costi e ricavi con troppo entusiasmo": se un'attività non è redditizia meglio cercarne un'altra.

Abbiamo costruito un semplice piano di marketing. Il nostro lavoro è terminato? Assolutamente no.

Internet è uno strumento di marketing. Tramite la rete qualsiasi azione consente di ottenere i risultati quasi in tempo reale. Immaginate di pianificare una strategia completamente off-line sui quotidiani: in quanti leggeranno il vostro annuncio? E quanti si recheranno al punto vendita?

Tramite Internet saprete subito quanti saranno stimolati da un vostro messaggio. In conclusione, la rete consente di ottenere tutti i feed-back necessari ad "aggiustare il tiro in corsa".

Come è già avvenuto in molti casi, l’eccesso d’entusiasmo come il non prevedere una fase di monitoring dei risultati può costare il fallimento online.

La comunicazione come fattore strategico

Le finalità che un'organizzazione cerca di conseguire attraverso un piano di comunicazione sono molteplici; esse possono consistere nell'affermazione di una propria identità, nell'aumento della notorietà, nello sviluppo di una percezione positiva di attore sociale consolidato ed autorevole, nello sviluppo e fidelizzazione della clientela, nel miglioramento della qualità percepita, , nella diffusione di informazioni o, ancora, nella correzione di opinioni erronee.

Sono tutte finalità di carattere strategico, se per strategia si intendono:

- la fissazione degli obiettivi di fondo a lungo e medio termine;
- la scelta dei modi di azione;
- l’allocazione delle risorse necessarie per conseguire gli obiettivi fissati.

Ma la comunicazione è anche il principale supporto alla struttura organizzativa dell’impresa, dove per struttura si intende:
- lo schema dell’organizzazione attraverso il quale l’impresa viene diretta;
- le linee di autorità intercorrenti tra le diverse unità organizzative ed i loro responsabili;
- le informazioni ed i dati (flussi comunicativi) che fluiscono attraverso le linee di comunicazione e di autorità.

In sostanza la comunicazione organizzativa d’impresa è quella che supporta le scelte strategiche aziendali e le modalità organizzative con le quali l’impresa decide di raggiungere tali obiettivi.

Questa funzione della comunicazione a supporto della organizzazione della impresa è diventata sempre più evidente negli ultimi anni, nei quali abbiamo assistito ad un progressivo spostamento dell’attenzione primaria dell’impresa. Dalla produzione, alla finanza, all’informatica ed infine alla comunicazione.
Le nuove tecnologie, oggi, prefigurano una azienda sempre più a rete, sempre più virtuale, nella quale la funzione della comunicazione per il supporto del governo dell’impresa (comunicazione organizzativa) diventa sempre importante.

L’immagine dell’impresa

Come si è visto, la comunicazione rappresenta il modo attraverso cui le imprese interagiscono con i propri interlocutori.
E’ facile fornire una definizione di impresa come sistema socio-economico organizzato per raggiungere gli obiettivi che si è liberamente dato.
Il primo obiettivo della comunicazione dell’impresa è dare di sé una buona “immagine”, ovvero “raggiungere una buona reputazione”.
Non facile dare una definizione dell’immagine dell’impresa, anche perché non esiste forse una identità assoluta dell’impresa, ma esiste la identità che si trasmette, quella che viene percepita dall’interlocutore, quella che viene riflessa dagli interlocutori e percepita o misurata dall’impresa stessa.



Secondo una indagine della Hill & Knowlton, per il 54% dei manager intervistati la “corporate reputation” è attribuibile alla immagine del suo amministratore delegato. Il 94% del campione considera la corporate reputation fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi strategici di business. La misura della corporate reputation avviene tramite rapporti informali nel 67% dei casi, tramite ricerche di mercato nel 66% dei casi, il 51% dalla performance finanziaria, il 31% dalle classifiche pubblicate e nel 30% dei casi dalla copertura che la società riceve dai media.
Quali sono le cose più importanti da fare per migliorare la corporate reputation?
Gli amministratori delegati intervistati, hanno messo al primo posto (20% delle risposte) migliorare la customer satisfaction e la comunicazione verso il cliente, al secondo posto (18%) la cultura aziendale, al terzo (13%) la comunicazione interna. La qualità dei prodotti e servizi ottiene solo il settimo posto (6%), dopo mantenere la reputazione dell’amministratore delegato (12%), la partecipazione ad eventi (6%), il coinvolgimento della comunità (6%).
Di particolare interesse le risposte relative alla comunicazione via Internet; solo il 57% degli intervistati ha adottato una strategia di comunicazione su Internet. Solo il 15% delle aziende effettua un monitoraggio constante dei risultati comunicativi ottenuti con Internet. Viene vissuta con preoccupazione la possibilità di ricevere critiche di clienti scontenti (58%) o di dipendenti o ex dipendenti(28% e 26%), di analisti o di investitori (23% circa).
L’analisi di questo studio si presta a molte interpretazioni.
Non v’è dubbio che un piano di comunicazione integrata, costruito intorno all’Amministratore delegato, costante nel tempo, tende a favorire la personificazione dell’azienda.
L’impresa è una entità astratta, l’A.D. è una persona fisica, un esempio da seguire e, perché no, da invidiare. Però, alla base dell’immagine, ci deve essere sempre una realtà solida. Alla lunga, il mercato non si può ingannare con l’immagine.

La comunicazione d’impresa

Si è visto che la comunicazione è una componente essenziale della socialità delle persone.
Ma per quale motivo un'organizzazione, o nel caso che a noi più interessa, un'impresa, ha bisogno di comunicare?
Si comunica, innanzi tutto, “per esistere”, cioè per far sapere di esserci.
Se una foglia cade in una foresta, è un fatto che nessuno conosce e che non desta alcun interesse, tra i milioni di fatti simili che possono accadere. Ad esempio, in una foresta.
Ma se questo fatto lo comunico, lo faccio sapere, lo evidenzio, allora anche la semplice caduta di una foglia in una foresta può essere una notizia.
L’impresa ha necessità di farsi conoscere, perché la finalità stessa dell’impresa è quella di produrre un bene o un servizio per altri, in concorrenza con altri.
L’impresa è nel mercato e deve differenziarsi nel mercato, per questo terrà a far conoscere una serie di proprie peculiarità o caratteristiche distintive, quali quelle evidenziate di seguito.
Tutto è diventato più complesso dall'epoca della rivoluzione industriale quando la fabbrica, naturale evoluzione dell'impresa artigiana, si distaccò progressivamente dall'acquirente, per così dire, di vicinato per conquistare mercati lontani nel tempo e nello spazio.
Decidendo di standardizzare la sua produzione e vendere ad un mercato composto da consumatori non identificati, l'impresa abbandonò il contatto immediato e diretto con gli acquirenti, proprio dell'attività artigianale.

COMUNICARE PER ESISTERE

- Qualità dei prodotti
- Convenienza economica
- Livello tecnologico
- Capacità/solidità finanziaria dell'impresa
- Correttezza commerciale
- Attenzione alle esigenze del cliente
- Servizio al cliente
- Stile dell'Azienda e deo dipendenti
- Estetica del prodotto

Per recuperare le conseguenze di questo distacco, l'impresa ha avuto bisogno di intraprendere delle azioni correttive che si sono estrinsecate essenzialmente in due gruppi di attività: quelle rivolte alla raccolta di informazioni sul mercato e quelle rivolte a trasmettere informazioni al mercato.
Nella società complessa, gli interlocutori dell’impresa sono numerosi.


Le origini della comunicazione d’impresa.

A questa vasta platea di interlocutori, l’impresa si rivolge con una varietà di mezzi e strumenti, che vanno dalle pubblicazioni istituzionali, alle sponsorizzazioni, alla pubblicità, secondo un piano che deve essere organico, strutturato, coerente e credibile.

COMUNICARE PER ESISTERE

- Pubblicazioni Istituzionali
- Grafica dei Messaggi
- Promozioni
- Messaggi Pubblicitari
- Impegno Sociale
- Impegno Ambientale
- Informazioni agli Azionisti
- .............

venerdì 12 dicembre 2008

Il Test di Turing

Il Test di Turing è un criterio per stabilire se una macchina può dirsi pensante: fu ideato più di cinquant'anni fa dal grande matematico Alan Turing e nacque dalla sua convinzione che, prima o poi, le macchine sarebbero state in grado di essere programmate per imitare qualunque pensiero umano esprimibile in un linguaggio.
Hugh Loebner diede l’avvio ad una gara, che continua tuttora, che consiste nel mettere alla prova il Test di Turing: ogni anno vengono messi in palio dei soldi e una medaglia d’oro per il migliore programma le cui risposte siano valutate indistinguibili rispetto a quelle di un essere umano.
Il Test di Turing è divenuto una specie di gara internazionale che annualmente vede coinvolti i maggiori produttori di robot a livello mondiale e consiste in un gioco a tre partecipanti noto come il gioco dell'imitazione.
Come funziona? Ci sono un uomo “A”, una donna “B”, e una terza persona “C”. Quest'ultimo è tenuto separato dagli altri due e tramite una serie di domande deve stabilire qual è l'uomo e qual è la donna. Dal canto loro anche A e B hanno dei compiti: A deve ingannare C e portarlo a fare un'identificazione errata, mentre B deve aiutarlo.
Se una delle macchine, ingannando almeno il trenta per cento dei suoi esaminatori, riesce a farsi passare per un essere umano, il suo creatore vince il Premio Loebner per l'Intelligenza Artificiale, di ben 100.000 dollari. L'impresa non è facile, finora nessun computer è riuscito a superare il test.
Nel corso dell'ultima edizione i concorrenti erano Elbot, Eugene Goostman, Brother Jerome, Alice, Jabberwacky e Ultra Hal. Come vogliono le regole del gioco, hanno tutti e sei tentato di farsi passare per esseri umani ma solo uno di loro, l’elaboratore chiamato Elbot, ha ottenuto un ottimo 25% di riuscita nel tentativo di convincere gli esseri umani, nel corso di una conversazione, di essere anche lui un umano e non una macchina.
Il Test di Turing è stato riformulato più volte durante gli anni. Le ragioni sono varie e passano dall'imprecisione della formulazione originale al sorgere di nuovi problemi relativi alla definizione di macchina intelligente.
A volte semplici programmi hanno costretto a riformulare i criteri del test perché inadeguati o troppo facilmente soddisfatti da programmi evidentemente non pensanti.
Il filosofo John Rogers Searle, ha proposto una modifica al test di Turing, che ha preso il nome di stanza cinese, sostenendo l'inattendibilità del test come prova sufficiente a dimostrare che una macchina o un qualsiasi sistema informatico siano sistemi dotati di vera intelligenza, sia che questi abbiano superato o meno tale test.

100% Off: guerra agli sprechi

Sapete quanta energia consumiamo per pura e semplice pigrizia? Basi pensare che il caricabatterie di un cellulare, attaccato alla presa di corrente ma non al cellulare stesso, consuma il 95% di energia. Scordarsi il caricabatterie attaccato per un giorno, equivale a caricare un ipotetico cellulare per circa un’intera giornata. Ma quanto consumano la maggior parte degli apparecchi in stand-by?
Gli apparecchi elettronici presenti nel mercato hanno un sistema di stand-by incorporato che, per praticità, consente di spegnere, ad esempio, la televisione a distanza. Con il risultato che, con la sola spia sempre accesa, la TV consuma all'anno molta più energia di quanta ne consumi durante l'effettivo utilizzo. Lo stesso vale per altri apparecchi domestici. Per alcuni, addirittura, la modalità “off” non è proprio prevista.
Lo stand-by, quindi, è un dispositivo nato al fine di semplificare la nostra vita ma che ha finito con il creare un problema energetico per niente trascurabile. Si stima che solo in Europa ci siano 3,7 miliardi di apparecchi elettronici che, lasciati in stand-by, consumano quasi 50 TWh per un costo economico di 7 miliardi di euro ed ambientale di 20 milioni di tonnellate di emissioni CO2.
Il 12% dell'energia utilizzata in casa nei paesi sviluppati, e il conseguente 1% delle emissioni globali, sono attribuibili a quella spia luminosa che ci consente di mantenere gli apparecchi in stand-by: una spia che lasciamo quasi sempre accesa e che incide inutilmente sulla domanda complessiva di energia.
Per questi motivi un’azienda spagnola che si chiama “Good for you, Good for the placet” ha ideato “100%Off”, un sistema che, in base a un algoritmo, interviene per spegnere TV, monitor, lettori dvd ogni volta che non ci pensiamo noi.
Mediante un algoritmo “100%Off” riconosce quando il dispositivo è in stand-by e non risulta effettivamente in uso. Dopo un certo intervallo spegne l'apparecchio automaticamente attraverso un relè.
Il sistema è inoltre dotato di un bottone verde che consente di alimentare nuovamente gli apparecchi quando necessario. L'innovazione introdotta dall'azienda spagnola azzererebbe il consumo degli stand-by e indurrebbe un generale incremento della sensibilità rispetto al risparmio energetico.
Il mercato potenziale della nuova tecnologia riguarda i dispositivi già esistenti, nel qual caso consterebbe di una semplice spina o una ciabatta quando vi siano collegati più apparecchi, (circa 10 miliardi le applicazioni che potrebbero beneficiare del sistema) e quelli di nuova progettazione che lo vedrebbero incluso come componente elettronico integrato.

giovedì 11 dicembre 2008

Lampadine addio


La lampadina a incandescenza è stata inventata nel 1854 da un orologiaio tedesco emigrato in America, Heinrich Goebel, che non riuscì però a rendere pubblica la sua invenzione. Nel 1878 Thomas Alva Edison riuscì a costruirne un modello sufficientemente durevole. Poco prima della sua morte, Goebel riuscì a far valere i propri diritti d’inventore che furono poi acquistati da Edison.
La lampadina, al momento della sua invenzione, era costituita da un bulbo di vetro in cui era stato praticato il vuoto, al cui interno era contenuto un filo di cotone carbonizzato attraversato da corrente elettrica. Il problema dei primi modelli era proprio la rapida distruzione del filo ma, nel 1903, un americano introdusse l'uso del filamento di tungsteno, tuttora in uso.
La lampada ad incandescenza è una sorgente luminosa in cui la luce viene prodotta dal riscaldamento (fino a circa 2700 K) di un filamento di tungsteno attraverso cui passa la corrente elettrica. Durante il funzionamento il tungsteno evapora e il filamento diventa sempre più sottile, fino a spezzarsi dopo circa 1000 ore di funzionamento: l’energia viene convertita, oltre che in calore, in luce.
Nelle lampadine moderne il bulbo di vetro non è vuoto ma contiene un gas inerte a bassa pressione che prolunga la vita del filamento. Al momento dell’accensione della lampada, poiché il filamento è freddo e la sua resistenza è bassa, si determina un picco della durata di pochi decimi di secondo e del valore di 10-12 volte la corrente a regime.
Una storia affascinante che sta per finire visto che la Commissione europea ha deciso di bandire totalmente le vecchie lampadine a incandescenza ad alto consumo energetico, che costituiscono attualmente l’85% delle lampadine utilizzate su tutto il territorio dell’Unione europea.
Si potranno comprare fino al 2012 ma gradualmente verranno tolte dal mercato: a partire da marzo del 2009, sugli scaffali saranno progressivamente sostituite da nuove lampadine a basso consumo.
L'Unione Europea ha approvato la graduale sostituzione delle lampadine a incandescenza con dispositivi più efficienti, come le lampade a fluorescenza a lunga durata (che consentono un risparmio energetico del 75% circa rispetto a quelle tradizionali) e le lampade alogene (per le quali il risparmio si situa tra il 25 e il 50%).
La Commissione europea è convinta che, con l'introduzione unica delle lampadine fluorescenti, si risparmierà l’equivalente del consumo energetico di 11 milioni di famiglie europee. Pare che il provvedimento possa comportare una riduzione pari a 15 milioni di tonnellate nelle emissioni di diossido di carbonio e ad un risparmio di 50 euro all’anno nelle bollette di ciascuna famiglia.

Liberalizzati i domini di primo livello


E’ notizia di questi giorni che i domini di primo livello, a partire dal secondo semestre del 2009, saranno completamente liberi. Questo significa che non ci saranno più restrizioni al momento della scelta del nome del proprio sito internet.
Il dominio di primo livello, in inglese top-level domain (abbreviato in TLD), è l'ultima parte del nome di dominio internet; è in altre parole la sigla alfanumerica che segue il punto più a destra dell'URL.
La Internet Assigned Numbers Authority (IANA) classifica attualmente i domini di primo livello in tre tipi differenti:
domini di primo livello nazionali (country code top-level domain o ccTLD): usati da uno stato o una dipendenza territoriale. È costituito da due lettere, per esempio jp per il Giappone e it per l'Italia, o l'ormai approvato eu per l'Unione Europea;
domini di primo livello generici (generic top-level domain o gTLD): usati da particolari classi di organizzazioni (per esempio il .com per organizzazioni commerciali). Tale suffisso è di tre o più lettere. La maggior parte dei gTLDs sono disponibili in tutto il mondo, ma per ragioni storiche gov, mil e edu sono riservati rispettivamente al governo, all'esercito e agli enti educativi statunitensi;
domini di primo livello infrastrutturali (infrastructure top-level domain): il dominio di primo livello arpa è l'unico esistente.
L'ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l’istituzione deputata al controllo e all’armonizzazione dell’espansione della Rete, ha deciso di liberalizzare i suffissi dei domini di primo livello dal prossimo giugno.
Come conseguenza avremo, quindi, oltre ai domini conosciuti (.it, .com e via dicendo), domini come: .disney .google, .italia, .ciao, .mamma, ecc. La tanto attesa liberalizzazione permetterà di registrare domini di primo livello di qualsiasi genere e sarà possibile creare un dominio utilizzando qualsiasi parola.
La necessità di nuove estensioni è nata da paesi non anglosassoni che hanno richiesto nuove risorse per i loro mercati. Verranno esclusi domini legati a marchi registrati e non potranno nascere estensioni come .kom che genererebbero confusione.
La base d'asta sarà di 185.000 dollari. Il prezzo è stato fissato così alto per cercare di disincentivare la registrazione alle aziende che già possiedono domini "tradizionali". La lunghezza massima è stata invece fissata in 64 caratteri, ci sarà quindi modo di sbizzarrirsi!

venerdì 5 dicembre 2008

Le classifiche di Net Applications

Net Applications fotografa il mercato dei sistemi operativi e dei browser. Dall’ultima classifica riguardante le quote di mercato dei browser rispetto al mese precedente, è emerso quanto segue.
Internet Explorer di Microsoft è risultato essere sempre saldo al primo posto con un market-share del 71,5%, ma perde quasi l’1%. Al secondo posto c’è sempre FireFox di Mozilla con una quota del 19,5%, in leggerissima flessione (era del 19,7% il mese precedente).
Secondo gli analisti di Net Applications è un buon risultato per la “volpe di fuoco”, visto che almeno il 51% dei suoi utenti è passata senza battere ciglio alla versione 3.0 del browser, lanciata alla fine dello scorso mese di agosto.
Seguono Safari di Apple (6,7%), Opera e l’ultimo arrivato, ovvero Chrome di Google che è passato dall’1% dei giorni del suo debutto (effetto novità) allo 0,7% di market-share.
Per quanto riguarda invece i sistemi operativi, dalla classifica relativa al mese di novembre emerge che Microsoft Windows è stato utilizzato da meno del 90% degli utenti Internet. Secondo Net Applications, è la primissima volta che il sistema di Microsoft cala all'89,6%; nello stesso periodo dell'anno scorso aveva raggiunto il 90,46%.
Cresce invece Mac Os X, che dal 8,21% del 2007 è passato al 8,82% del 2008, e lo stesso fa Linux che dallo 0,71% arriva allo 0,82% (ma non raggiunge il massimo di agosto, quando si attestava sullo 0,9%).
Mac OS X (la “x” sta per dieci), il sistema operativo sviluppato dalla Apple per i computer Macintosh, è nato nel 2001 per combinare le note caratteristiche dell'interfaccia utente del Mac OS originale con la stabilità e le prestazioni di un potente sistema operativo di derivazione Unix. Mac OS X non è semplicemente la versione avanzata del popolare Mac OS nato nel 1984 con il primo computer Macintosh: è stato completamente riscritto ed è di fatto un sistema operativo differente.
Net Applications spiega la flessione di Windows con la Festa del Ringraziamento. Ogni volta che ci sono giorni di vacanza, infatti, la quota di navigatori che usano il sistema di Redmond cala: segno che non tutti quelli che usano Windows al lavoro fanno lo stesso a casa.
La navigazione domestica passa anche attraverso iPhone (che conquista lo 0,37%), PlayStation (0,04%) e altri sistemi che raccolgono lo 0,1% ciascuno: FreeBsd, SunOs e Nintendo Wii.
All'interno della famiglia Microsoft, poi, vengono monitorate da Net Applications anche le tre versioni: Windows Vista, Windows Xp e Windows 2000. Il primo, in crescita dell'1,16%, è usato da circa un quinto degli utenti totali, arrivando al 20,45%; Windows Xp mantiene il 66% dei navigatori ma, nel complesso, perde rispetto allo scorso anno l'1,81%. Windows 2000, infine, è usato dal 1,56% degli utenti.

giovedì 4 dicembre 2008

Internet al G8


Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso della sua visita al Polo Tecnologico delle Poste, ha dichiarato che il G8, avendo già come compito proprio quello della regolazione dei mercati finanziari, potrà e dovrà prendere in considerazione anche “una regolamentazione internazionale uniforme per quanto riguarda Internet”.
Per questo motivo è intenzione di Berlusconi portare la questione sul tavolo del prossimo G8 di cui, il prossimo primo gennaio, sarà per la terza volta presidente. L'Italia, come presidente di turno del G8 nel 2009, proporrà una regolamentazione del Web.
Le polemiche non sono tardate ad arrivare: c’è chi è pronto a scommettere che il premier, usando la parola “regolamentazione”, abbia in realtà l’intenzione di “difendere” il diritto d'autore e della proprietà intellettuale. L'idea di imporre un regolamento a Internet fa rabbrividire chi ha sempre considerato la Rete un mezzo che garantisce la libertà d'espressione.
Secondo questa corrente di pensiero, Berlusconi potrebbe trovare un valido sostegno in Nicholas Sarkozy, il cui Internet-pensiero è stato sì bocciato dall'Europa ma approvato con larga maggioranza dal Senato francese.
Le proteste hanno invaso Internet con una campagna di mobilitazione che ha superato già le 23 mila adesioni: una polemica destinata ad aumentare nei prossimi giorni.

Il primo a rispondere alle dichiarazioni del premier è stato Paolo Cento, esponente dei Verdi: “Preoccupa che dopo il violento attacco ai quotidiani, adesso Berlusconi si dedichi alla Rete. Non vorremmo che questo fosse il primo passo per la limitazione della libertà di espressione di chi usa Internet per comunicare, Berlusconi lasci libero almeno il Web”.
Cento continua la sua protesta sostenendo che il prossimo G8 abbia ben altri argomenti a cui dedicarsi, “come la pesantissima crisi economica globale o la questione climatica che è in cima all'agenda mondiale, ma non italiana, come dimostra l'opposizione al pacchetto energia-clima della Ue” e prosegue dicendo che “il prossimo G8 dovrebbe decidere di rendere Internet completamente libero, gratuito ed accessibile in ogni parte del globo, eliminando il “digital divide” delle economie più povere”.
C’è, però, chi sostiene l’iniziativa del premier vedendo nel G8 il posto ideale per discutere a livello globale di un fenomeno globale come la Rete che, nessuno lo può negare, presenta i suoi bei problemi legati alle truffe, al malware, alla pedopornografia, alla tutela della privacy e dei diritti d’autore.

Facebook Connect

Al suo debutto in questi giorni la versione definitiva di Facebook Connect: ora Facebook potrà dire di essere ancora più Web 2.0. Dopo alcuni mesi trascorsi in versione beta, il nuovo servizio che mette in collegamento il popolare social con altri siti on line diventa una realtà.
Il servizio era nato come risposta alla portabilità dei dati di MySpace, ma in realtà è una piattaforma che rende accessibili siti partner con le credenziali dei suoi utenti, consentendo cioè agli amici di Facebook di accedere anche ad altri siti.
Gli utenti di Facebook dal 30 novembre non sono più limitati al solo sito di social network ma possono utilizzare le loro credenziali per accedere a tutta una serie di siti partner grazie alla funzionalità Facebook Connect.
Gli utenti, insomma, hanno ora la possibilità di usare un identificativo unico per accedere a vari servizi, senza la necessità di ricordare una miriade di differenti combinazioni di nomi utente e password.
Non si tratta, però, solo dei dati di login. Con Facebook Connect gli utenti connettono le proprie identità e i propri amici con i siti di terze parti, che ora possono offrire alcune caratteristiche della Facebook Platform. In pratica si può accedere alle funzioni di Facebook anche senza visitare il portale principale.
In questi anni di ascesa, Facebook ha sempre rifiutato di aderire alle iniziative analoghe come OpenId e OpenSocial (supportato da Google, MySpace e Yahoo) o come Google Friend Connect e Data Portability (usato da MySpace, Yahoo, eBay e Twitter).
Alcuni esempi di siti partner di Facebook Connect sono: Amiando, CBS.com, CitySearch, Cnet, CollegeHumor, Disney-ABC Television Group, Evite, Flock, Hulu, Kongregate, Loopt, Plaxo, Radar, Red Bull, Seesmic, Socialthing!, StumbleUpon, The Insider, Uber, Vimeo e Xobni.
Per gli utenti del social network più usato del mondo, quindi, si sono aperte le porte di siti come Disney, Digg, Twitter e molti altri, per un totale di circa trenta siti partner.
Al momento della registrazione, questi siti chiedono all’utente se si vuole seguire il percorso normale inserendo i dati personali, una password e altro ancora o se si preferisce entrare nella community usando il profilo Facebook come identificazione.
E’ attualmente in corso una sorta di gara tra social network. Lo dimostra il fatto che i grandi del settore stringano alleanze con siti esterni, condividendo quei dati e quelle informazioni che un tempo venivano conservate e nascoste preziosamente.

martedì 2 dicembre 2008

Safer Internet 2009

Il programma Safer Internet si propone di promuovere l'utilizzo sicuro di internet nonché delle nuove tecnologie on line, con particolare attenzione nei confronti dei bambini attraverso la lotta ai contenuti illegali, in un approccio di collaborazione coordinato dall'Unione Europea.
Sono molte le iniziative che hanno avuto luogo all’interno del programma cominciato nel 2005. In particolare ricordiamo il Safer Internet Day tenutosi nel febbraio 2008 in tutti i paesi appartenenti all’Unione Europea. Una giornata promossa dalla Commissione Europea e dedicata alle tematiche di sicurezza in rete dei ragazzi: in occasione di questo giorno, infatti, vengono organizzati in ogni paese conferenze, seminari o altri eventi pubblici con lo scopo di sensibilizzare i ragazzi sui pericoli che si possono incontrare navigando, ma anche di insegnare come utilizzare piccoli accorgimenti per prevenirli.
A giugno ha avuto luogo la Settimana della Sicurezza in Rete, un progetto nato dall'iniziativa Microsoft Sicuramente Web e realizzato dall'Unione Nazionale Consumatori con il patrocinio del Ministero delle Comunicazioni, insieme alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, ABI Lab, Microsoft Italia, Skuola.Net e AGR.

Una sette giorni di comunicazione e interattività per diffondere cultura e conoscenza a tutela della navigazione e una nuova sensibilità alla responsabilità sociale sul web: tutela dei figli nell’uso della Rete, riservatezza dei dati personali, dei propri documenti e di quelli condivisi con altre persone, accessibilità ai propri risparmi e la sicurezza nella gestione del denaro, difesa della privacy, della reputazione, dei propri affari e del proprio tempo, corretto funzionamento del proprio computer.
Il Parlamento Europeo ha recentemente approvato il nuovo Programma Safer Internet per il periodo 2009-2013, stanziando 55 milioni di euro, che mira a proteggere i minori che usano Internet e altre tecnologie di comunicazione, come i telefoni cellulari. A tal fine sosterrà azioni di sensibilizzazione del pubblico, lotta contro i contenuti illeciti e i comportamenti dannosi in linea, promozione di un ambiente in linea più sicuro e la creazione di una base di conoscenze. Particolare attenzione verrà attribuita alla pedopornografia e all'adescamento on line.
Il nuovo programma comunitario è stato presentato a Roma dalla parlamentare europea Roberta Angelilli. “Contro la pedopornografia su internet e per la sicurezza dei bambini on line serve”, secondo Angelilli, "un approccio multilivello, e anche il parlamento deve fare la sua parte, accogliendo il programma Safer Internet 2009-2013”.
Purtroppo le statistiche dimostrano che si tratta di una piaga che è particolarmente europea (il 61% dei clienti) e che non risparmia l'Italia, dove però la Polizia Postale ha attuato una strategia che ha stroncato il fenomeno, con 177 siti oscurati, 11 mila siti stranieri segnalati alle competenti autorità e una "black list" sempre aggiornata che al momento conta 163 indirizzi.

I bambini e il web

Eurispes e il Telefono Azzurro hanno presentato pochi giorni fa il 9° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Tale rapporto si pone come un valido strumento di conoscenza delle principali trasformazioni, delle linee di tendenza, delle potenzialità e dei rischi che caratterizzano l’età evolutiva nel nostro Paese.
I piccoli italiani sono sempre più tecnologici. E' una generazione di “iperconnessi” quella dei bambini e degli adolescenti: “tv, telefonino, consolle, lettore mp3 e Internet fanno parte della dotazione hi-tech di base delle nuove generazioni che, approfittando della semplicità di accesso e dei costi relativamente contenuti che caratterizzano queste apparecchiature, li hanno trasformati in porte di accesso sul mondo e insieme strumenti privilegiati nella fruizione del tempo libero”, si legge nel rapporto.
Basti pensare che quanti non possiedono un cellulare rappresentano ormai "una sparuta minoranza" e che tre ragazzi su dieci lo usano per più di quattro ore al giorno.
Parte consistente della giornata viene poi dedicata a navigare su Internet: nel 26,5% dei casi fino ad un'ora al giorno, nel 22,5% da 1 a 2 ore, nel 16,5% da 2 a 4 ore e nel 12,9% per più di 4 ore al giorno.
L'utilizzo più diffuso di Internet fra gli adolescenti concerne la ricerca di informazioni di proprio interesse (90,5%) e di materiale per lo studio (80%). Sono tuttavia estremamente diffusi il download di musica, film, giochi o video (72,5%) e la fruizione di filmati su Youtube (69%).
Mutano i linguaggi, osserva Eurispes, tanto che parlare fa rima ormai con chattare: sette adolescenti su dieci fanno nuove conoscenze oppure coltivano quelle preesistenti in chat, che ha sostituito l’ormai vecchia posta elettronica come strumento privilegiato per dialogare.
Eppure, tra le numerose potenzialità espressive offerte dalle tecnologie, avverte il rapporto, “si annidano nuove forme di violenza e di sopraffazione, come il cyberbullismo, ma anche il pericolo di abusi”. L'11,5% degli adolescenti intervistati è stato molestato o comunque ha dichiarato di aver ricevuto proposte oscene da un coetaneo; nel 7,7% dei casi l'autore delle molestie era invece un adulto conosciuto on line. È capitato, inoltre, all'8% degli adolescenti di aver incontrato in chat un adulto che, simulando identità diverse, si dichiarava suo coetaneo.
Un’iniziativa molto importante è quella nata dalla collaborazione tra Cnr e Microsoft che propone agli insegnanti di scuole primarie e secondarie un'attività didattica on line per affrontare in aula il tema della sicurezza in rete.
Il progetto prevede un percorso didattico con un approccio in due fasi: la fruizione da parte degli insegnanti dei kit didattici strutturati e consultabili on line sul sito di Microsoft e l’interazione diretta e concreta in ambienti di lavoro riservati a insegnanti e ragazzi, le classi virtuali.

lunedì 1 dicembre 2008

Web: le parole più ricercate


Il motore di ricerca Yahoo! ci regala anche quest’anno la curiosissima classifica riguardante le ricerche degli italiani all’interno del web nel 2008. Oltre ad essere curiosa, questa classifica è utile per comprendere le nuove tendenze, i gusti, i personaggi e le curiosità che hanno caratterizzato il 2008 secondo il popolo di Internet.
A quanto pare, la medaglia d'oro nella classifica generale dei termini più ricercati la vince la parola “meteo” mentre il bronzo e l’argento vanno alle parole “oroscopo” e “chat” (secondo e terzo posto della classifica generale).
Gli italiani risultano essere molto amanti del calcio visto che al sesto e ottavo posto compaiono le keywords “calciomercato” e “inter” ma anche piuttosto frivoli dato che al quarto e al settimo posto troviamo le parole “giochi” e “tarocchi”.
Particolare interesse suscita la presenza al decimo posto della parola”superenalotto”, quasi ad indicare il bisogno di sognare in un periodo di crisi economica e di incertezze che portano inevitabilmente ad investire un po' di più nel gioco d'azzardo.
In ogni caso le parole Giochi, Roma, Calciomercato, Tarocchi, Inter e Superenalotto, denotano una certa voglia di evasione.
Osservando le classifiche per argomenti, invece, scopriamo che gli italiani amano molto il proprio paese: tra le dieci città più ricercate come mete di viaggi e turismo, ai primi due posti compaiono Roma e Firenze. Su dieci città, inoltre, otto sono italiane e le uniche due località straniere presenti nella classifica sono Madrid al terzo posto e Parigi all’ottavo.
Tra le celebrità più ricercate, si nota immediatamente che sono presenti solamente donne tra i primi dieci vip più ricercati on line: Eva Henger, Pamela Anderson e Paris Hilton sono rispettivamente prima, seconda e terza, mentre la prima delle italiane è Manuela Arcuri posizionata al quarto posto. Finisce al decimo posto Michelle Hunziker, sempre ben posizionata nelle ultime classifiche, mentre non poteva non comparire la chiaccheratissima moglie del presidente francese, Carla Bruni.
Per quanto riguarda i programmi tv, nella lista di Yahoo! si possono trovare trasmissioni riconducibili al filone dei reality show e molte soap opera: il “Grande Fratello” si conquista il secondo posto, “L'Isola dei famosi” e “X-Factor” il sesto e il settimo posto. Guardando la classifica rivolta alla tv capiamo subito che la donna più celebre del momento è Maria De Filippi che domina nelle ricerche on line con i suoi due programmi “Uomini e Donne” e “Amici” rispettivamente al primo e al terzo posto.
Insomma, le tendenze messe in evidenza dalla classifica ci fanno capire che il popolo di internet segue le mode, e confermano il fatto che in Italia le persone usano il web soprattutto come strumento d'intrattenimento.